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26.000 grammi

26.000 grammi

  • Non è solo un numero. È l'unità di misura della felicità. È un obiettivo da porsi per uscire dal momento più buio della propria vita

Ventiseimila grammi, 260 etti o 26 chili per me non sono soltanto numeri. Sono l’unità di misura che sulla bilancia ha rappresentato quanto fossi lontano dalla mia salute nel momento più buio della mia vita.

La mia storia inizia nel mese 09 del 2018. Sono un coach e mi occupo della preparazione di ragazzi appena diplomati ai test di ingresso delle facoltà medico sanitarie. Un giorno di cui non ricordo il numero il mio capo mi convoca nel suo ufficio. Ricordo bene quel momento; per Genova era una delle tante giornate ventose con l’aria estremamente secca, di quelle che ti fanno prendere la scossa a contatto con qualunque oggetto metallico. Entro nello studio del mio titolare che mi offre una nuova posizione lavorativa: “Dovrai coordinare i lavori per un nuovo ramo d’azienda di tipo immobiliare mi dice” e io, senza pensarci due volte, accetto.

Inizio a ricoprire il nuovo ruolo che si rivela da subito ben al di sotto delle mie aspettative: se mi era stato promesso di coordinare la ristrutturazione di appartamenti destinati a studenti trasfertisti, nella pratica mi ritrovo a fare l’imbianchino, l’elettricista, l’idraulico e il falegname. Mi ritengo una persona duttile ma per quanto provi a fare del mio meglio la risposta al nuovo lavoro la tira fuori il mio corpo ed è un aumento di peso dovuto a una reazione psicosomatica.

Giugno è il mese del mio matrimonio e quel giorno arrivo a 90 chili ma è solo l’inizio, infatti ogni volta che salgo sulla bilancia peso sempre di più. 

Dentro di me sento che la situazione sta degenerando e trovo la forza di andare a parlare al mio capo il quale mi anticipa offrendomi una promozione. Questa volta mi prendo qualche giorno per pensare e l’entusiasmo iniziale ben presto si tramuta nella decisione di rifiutare l’offerta. Risultato? In azienda non c’è più posto per me e viene studiato un modo per farmi andare via che metta tutti d’accordo. 

Nel mese 03 del 2019 lascio l’azienda.

Per me è un periodo di grande cambiamento ma decido di non darmi per vinto. Ho sentito parlare della selezione da parte del Ministero del Lavoro dei cosiddetti “navigator” per il reddito di cittadinanza; dovrò prepararmi per un test di logica, diritto del lavoro, informatica e inglese ma qualcosa dentro di me mi dice che è nelle mie corde. 

Con questo obiettivo parto per il mio viaggio di nozze da cui torno con una drammatica sorpresa: arrivo a pesare 103 maledettissimi chili.

Neppure questo mi ferma. Mi rivolgo a un nutrizionista che mi aiuta a iniziare il mio percorso fatto di una dieta ferrea con 1600 calorie al giorno, quelle che mi dovranno bastare nelle mie giornate di studio matto e disperatissimo.

Il giorno dell’esame avevo un mal di denti pazzesco ma se quel giorno mi avesse investito un autobus probabilmente l’autobus si sarebbe rotto. Ero pronto e mentalmente mi sentivo in uno stato di grazia. Sentivo che potevo e dovevo dare il massimo e che volevo vincere quel posto più di ogni altra cosa.

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Quando esco dalla prova sono come un atleta in trans agonistica. Ho la consapevolezza di aver messo tutto quello che ho su quei fogli. Dopo due giorni arrivano i risultati: sono vincitore.

Cosa ho imparato da tutto questo? La mia vittoria non è stata quella di ottenere un nuovo posto di lavoro ma quella di superare i miei ostacoli giorno per giorno, un passo alla volta o meglio un pasto ben fatto, un etto o un giorno alla volta

Le tentazioni ancora oggi sono davvero tante ma ho ricominciato a sciare e ad andare in bici, sport che con quei 2600 grammi in più non potevo di certo fare.

Non è facile mollare una situazione di agio per rimettersi in gioco ma se hai un obiettivo e ci credi davvero nessuno ti più fermare. Il resto è una pagina che sto scrivendo.

Valeria Molfino ha dato voce a Stefano.

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