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Che cosa mi ha insegnato un campo di lavanda e il suo profumo.

Che cosa mi ha insegnato un campo di lavanda e il suo profumo.

  • Un viaggio alla scoperta di splendidi scorci da osservare che si rivela una splendida occasione per guardare il mondo con occhi diversi e imparare a lasciarsi stupire da qualcosa di inaspettato.

Avete presente quella sensazione che vi pervade quando finalmente riuscite a vedere dal vivo qualcosa che avete desiderato per molto tempo? Un po’ come quei «meme» che spesso scandiscono la mia giornata lavorativa e che evidenziano la netta contrapposizione tra una situazione immaginata e la stessa situazione vissuta, nel mondo reale.

Eccolo lì, il solito vecchio paradigma della perfezione che si materializza davanti a noi e si fa misura di tutte le cose. Ci siamo immaginati quel momento per così tanto tempo, lo abbiamo idealizzato così tanto che alla fine non riuscirá mai a soddisfare le nostre aspettative

In fondo è scritto chiaramente persino nei pulitori a vapore: «eliminano il 99,9 per cento dei batteri». Il fatidico 100%, insomma, non appartiene a questo mondo, nemmeno quando si tratta di pulire un pavimento.

Dobbiamo mettercelo in testa.

Con la lavanda, però, devo ammetterlo, c’è stato qualcosa di diverso. È innegabile, le magie di Photoshop sono arrivate anche qui e oltre a snellire le immagini delle nostre vacanze, hanno creato nella mia mente e nell’immaginario collettivo una versione un tantino distorta di un campo di lavanda.

Me lo sono sempre immaginato come un fluo party al Muccassassina e le foto che si trovano sul web, sui libri o ancora peggio su quelle dozzinali mug da “centro estetico thai” sono a volte decisamente lontane dalla realtà.

foto di davide sassarini

La verità è che quando ci si trova di fronte a questo spettacolo della natura, si ha più che altro la sensazione di essere di fronte a quel nostro tanto amato maglioncino infeltrito, recuperato in qualche sventurato angolo delle occasioni e che ci fa sentire così a conforto con il nostro senso di colpa.

Non voglio dire che un campo di lavanda sia brutto, mentirei. È solo che non è perfetto. È reale.

Ma come in tutti i racconti romantici, e questo non lo è, c’è un però: e questo però non ti lascia scampo, ti lascia, anzi, a bocca aperta e ti fa subito rendere conto che il ricordo che ti porterai a casa da questa magnifica esperienza non avrà nulla a che fare con i tuoi occhi.

Sono stato folgorato sulla via del Plateau di Valensole da indimenticabili tuffi nel viola, ma quello che mi ha letteralmente lasciato senzo respiro è stato un qualcosa che mai avrei immaginato: il profumo.

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Quello della serenità, di lenzuola pulita, dell’infanzia, di qualcuno che ti sussurra che andrà tutto bene.

Sarà che i profumi ormai li diamo per scontati, che li sniffiamo soltanto dal tappo di una yankee candle, ma vi giuro che non avrei mai immaginato che potesse esistere in natura qualcosa di più profumato del diffusore elettrico Millefiori che ho in casa.

E invece è così. E questa fragranza è come se facesse da collante con quello che vedono i nostri occhi e con il costante ronzio di api che sentono le nostre orecchie.

foto di davide sassarini

Ecco mi piace pensare che la perfezione che vediamo ogni mattina nello sfondo del nostro computer non sia altro che questa: un mix di tante cose meravigliose ma dannatamente imperfette.

E mi piace pensare che forse il nostro atteggiamento verso la vita, verso gli eventi, verso l’amore e soprattutto verso noi stessi dovrebbe essere un po’ questo: dovremmo essere capaci di farci stupire da qualcosa che non immaginiamo nemmeno lontanamente possibile, dovremmo voler vedere a tutti i costi un campo di lavanda per poi non vedere l’ora di tornarci per il suo profumo.

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