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Giorno 10: seconde ondate.

Giorno 10: seconde ondate.

  • Che cosa nasconde tutta questa morbosità nei confronti di una fantomatica seconda ondata di contagi di Coronavirus? Forse qualcosa di più che semplici previsioni di rinomati studi epidemiologici.
La seconda ondata coronavirus

Le seconde ondate sono un po’ come gli ex: fastidiose, imprevedibili, inutili e spesso ti tolgono quel briciolo di sanità mentale che ti è rimasta. Ma come ogni ex che si rispetti, anche loro, prima o poi, spariscono. In realtà non è vero, ma approfondirò questo aspetto in un’altra occasione, se mai ci sarà.

Sono il senso di colpa. Di quando non si ha il coraggio di dire che il peggio è passato, perché altrimenti l’entità giudicante che alberga nella maggior parte di noi si adirerà a tal punto che farà nuovamente precipitare gli eventi. E allora sì che le cose, effettivamente, andranno molto peggio di prima.

Sono quelle scene di tante, troppe serie tv in cui il protagonista si sveglia all’improvviso e si accorge che era tutto un sogno: banali.

Come la “movida” e il prezzemolo stanno bene su tutto; e a tratti finiscono col diventare il tappabuchi di un tg delle 20 o quei pochi caratteri che mancano alla fake news del momento che se non sono più di 300 Google non la indicizza bene.

Photo by Jusdevoyage on Unsplash

Vengono sempre dopo le prime. Sì ok, è ovvio; voglio dire è come se soffrissero un po’ di una sorta di senso di inferiorità, della sindrome del fratello minore e, forse, anche per questo motivo, cercano disperatamente un modo per essere ricordate, notate. Adesso, in realtà, temo che sto cominciando a parlare di me.

Le seconde ondate sono quelle in cui ci accorgiamo che non abbiamo imparato nulla la prima volta.

Perché non è vero che sbagliando si impara , sbagliando si sbaglia.

Le seconde ondate portano con sé anche un po’ di nostalgia. Perché per quanto siano andate male le cose durante la prima, sappiamo che quegli attimi, come è ovvio che sia, non torneranno mai più. E ci mancheranno, comunque, sempre un po’. È quel solito fastidioso magone alla gola che non smette mai di ripresentarsi.

Storicamente le seconde ondate sono sempre esistite, sono la norma. Ma allo stesso tempo ne parliamo come un no all’altare e cerchiamo di scongiurarle come una lite alla fine di una relazione.

Photo by Thomas de LUZE on Unsplash

Dopo “assembramenti” e “focolaio” è il termine più abusato e strumentalizzato della storia di tutte le pandemie.

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E a tratti mi ricordano quando mia mamma da piccolo mi diceva: “Se non fai il bravo ti mando in collegio”.

È come se il virus per un po’ ci avesse concesso una tregua e da un momento all’altro fosse pronto a scatenare una nuova Pearl Harbor; siamo alle solite, continuiamo ad affibbiare a microscopici aggregati di materiale biologico i nostri, purtroppo non altrettanto piccoli, traumi.

Non è un caso, infatti, che le seconde ondate siano forse anche un po’ la nostra incapacità di tagliare con il passato e, quindi, in qualche modo, anche se ci fanno male, siamo noi a concederle il lusso di ritornare. Per poi andare via. Di nuovo.

Mi piacerebbe che questa fantomatica e tanto attesa seconda ondata non fosse un qualcosa che riguarda il virus ma noi stessi: il nostro stato d’animo, la nostra psicologia nell’affrontare questa nuova realtà che siamo costretti a vivere, con una rinnovata consapevolezza.

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