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Giorno 4: il 2020 l’anno messo in Pausa. Che ci piaccia o no.

Giorno 4: il 2020 l’anno messo in Pausa. Che ci piaccia o no.

  • Seguiamo dieci dirette Instagram, sei lezioni di yoga su zoom, il workout del giorno, l’opinione di tizio sul Covid (tutti virologi), il tutorial per il gel mani, news, news, news. Ah e poi naturalmente: lavoro, lavoro, lavoro. Non ci sono sabati e non ci sono domeniche. Non ci sono orari. Cosa stiamo facendo?

L’articolo è abbastanza lungo. Lo dico prima per farvi un favore.  Cominciamo.

Praticare la Pausa dopoquasi tre settimane di quarantena. Ancora Pausa? Sì, ancora pausa. L’abbiamo praticata davvero? Che cos’è la Pausa? 

“La pausa non è qualcosa che riguarda il tempo, come potremmo pensare a prima vista. E’ qualcosa che riguarda la consapevolezza.”

Ovviamente questo non lo dico io. E non è una mia invenzione. L’ha detto Gregory Kramer (vai dopo a Googlarlo, non ora dai).

Forse dopo quasi tre settimane di quarantena allora la domanda giusta non è se abbiamo praticato la Pausa, ma se abbiamo praticato la Consapevolezza.

Quanta paura e agitazione ci provoca praticare la Pausa? E la Consapevolezza? Ti sei chiest* perché?

Cosa succede se ci fermiamo, in un mondo che sappiamo benissimo non contempli (anzi contemplava) l’essere fermi, l’essere in pausa e quindi forse consapevoli. Ora che siamo costretti a farlo, cosa sta succedendo? 

Mi guardo in giro e improvvisamente sono tutti diventati maghi del digitale. Persone che guardavano dall’alto al basso chi usava Facebook e Instagram, hanno spostato tutta la loro vita personale e lavorativa lì, in una notte. 

Reazione al panico? Forse più primo istinto di sopravvivenza dopo che il nostro habitat che davamo per scontato è cambiato, a nostra percezione in due ore.

Aziende che in dieci minuti sono tutte diventate “smart”, quando potevano esserlo già da tempo. E chi fa davvero lavoro smart, lavoro agile, sa benissimo che non si tratta di questo. Reazioni dettate dalla paura, forse. La capisco la paura dell’imprenditore e dell’imprenditrice. Ma quindi il tuo smart working è una reazione dettata dalla paura? Dall’essere con le spalle al muro? O è consapevole? E’ davvero smart?

E non è una critica, che sia chiaro. Quando c’è una crisi poi, quando siamo in emergenza, non possiamo MAI in nessuno caso criticare gli altri per le scelte fatte. Siamo umani tutto il resto dell’anno, figuriamoci quando dobbiamo affrontare le crisi. Ognuno fa quel che può. 

E’ come voler criticare il modo in cui una persona si aggrappa a un salvagente mentre ha paura di annegare.

Ma di sicuro ritengo che sia qualcosa su cui riflettere. Su cui prendersi una pausa per pensare. 

Ho letto tantissime frasi del tipo “Non ci fermiamo; la nostra attività continua”. Non è un vanto. E’ paura dichiarata. Capisco l’economia. La capisco davvero anche in senso letterale del termine. Ma non scrivete “non ci fermiamo” vi prego. Invece sì, fermiamoci! Fermiamoci, anche un giorno solo, per poter Ripartire migliori di prima. Non abbiate paura della Pausa. Non diffondete questa cultura. Perché serve per crescere, serve come l’acqua alle piante. Serve come imparare dai fallimenti. Serve come accettare la nostra parte vulnerabile per poter essere coraggiosi.

Il nostro corpo e la nostra mente ci danno segnali ogni giorno per chiederci di fermarci, segnali che talvolta diventano grida. Interpretate grida come volete.

Secondo voi perché?

A questo lato della medaglia, si aggiunge anche l’altro ovviamente. Quanti stimoli stiamo ricevendo? Ritengo che in questi giorni più che mai siamo tutti più iperstimolati di prima.Tutti sempre a rincorrere qualcosa per occupare il tempo.  

Dobbiamo seguire dieci dirette Instagram, sei lezioni di yoga su zoom (chi mi conosce sa che questo probabilmente va contro i miei interessi economici), quattro meditazioni, il workout del giorno, l’opinione di tizio sul Covid (tutti virologi), la diretta a due delle esperte di turno, il piatto cucinato in casa, il tutorial per il gel mani, aggiornamenti in conferenze stampa senza fine, news, news, news. Ah e poi naturalmente: lavoro, lavoro, lavoro. Più che lavoro smart, mi sembra lavoro pre rivoluzione industriale. Non ci sono sabati e non ci sono domeniche. Non ci sono orari.

Cosa stiamo facendo?

Facciamo così: intanto prendiamoci una pausa da questo articolo e facciamo un bel respiro profondo ad occhi chiusi. 

“Vivere senza pausa equivale a reagire agli stimoli esterni ed interni e non rispondere consapevolmente. Vivere senza fermarsi significa andare avanti velocemente ma non essere presenti alla propria vita.”

L’ha scritto Viktor Frankl, nel libro “Psicologo dei lager”.

Ritorniamo così al legame tra Pausa e Consapevolezza. Questo è ciò che succede quando ci mettiamo in Pausa: il Presente irrompe in ciò che stiamo facendo e ci porta Consapevolezza.

Siate nel Presente. Siate nel Qui e Ora, diciamo durante le lezioni di yoga. 

Perché lo diciamo? E non dico che dobbiamo riuscirci in cinque minuti, ma davvero almeno ci proviamo?

Praticare la pausa ci dà l’opportunità di identificarci con ciò che proviamo, ci invita ad esplorare uno spazio dove diventiamo consapevoli delle nostre risposte reattive e meccaniche, per permettere poi di aprirci alla spontaneità.

Le risposte impostate sulle nostre abitudini sono connesse al nostro passato e tendono quindi a farcelo ripetere. 

“Povero è l’uomo che non impara dal suo passato, perché è condannato a ripeterlo”. Diceva piò o meno qualcuno.

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Metterci in pausa vuol dire LASCIAR ANDARE gli apprendimenti basati sulle esperienze passate per trovare nuove risposte, nuove soluzioni nel Presente. 

Praticare la pausa permette di esplorare emozioni e pensieri che fanno emergere le novità del e nel presente. Impariamo da ciò che sperimentiamo. Non ci aggrappiamo più alla nostre vecchie tendenze rafforzandole, ma siamo spinti verso nuovi apprendimenti. 

Nel Presente, in quello spazio tra stimoli interni ed esterni, nasce la creatività. Quella che trasforma le barriere e i muri in finestre. 

Ovviamente tutto questo sproloquio è opinione personale. Quindi chiudo con qualcosa di più metodico, perché è il modo di ragionare che comprendiamo di più e quindi che accettiamo di più. 

Ho studiato che gli antichi Yogi non praticavano durante la luna piena e la luna nuova perché credevano che ci fosse troppo prana (cioè troppa energia) o troppo apana (cioè forza distruttiva). Il motivo più “scientifico” che ci siamo dati oggi per dare senso a questa scelta, è che probabilmente era un modo per far fare una pausa al corpo, dato che praticavano già per sei giorni a settimana. 

Oggi il consiglio più comune per chi pratica yoga è di farlo per due giorni di fila e fare pausa il terzo giorno. E così via. Oltre a prendersi poi una pausa un po’ più lunga (che di solito coincide con la chiusura estiva delle attività) per dare tempo ai muscoli di ricostruirsi dopo l’allenamento di tutto l’anno e tornare così più forti di prima sul tappetino. Più forti di prima, appunto. 

Più banalmente, alla fine di una pratica di yogasana (cioè l’esecuzione di posture yoga) si pratica Savasana. Un rilassamento finale molto profondo, che dovrebbe servire a interiorizzare la pratica fisica appena conclusa, portando al fine ultimo della pratica yoga in sé  (spegnere la testa, essere nel qui e ora, tecnicamente: mettere un freno alle fluttuazioni della mente). 

La pausa dunque serve per trovare pace e consapevolezza. Ma serve ancora di più per trovare le soluzioni più creative. A quanto pare funzioniamo così.

Allora proviamo a sfruttare questo periodo per concederci di praticare la pausa. Ogni tanto. Che non è noia come la intendiamo di solito. E tanto meno perdita di tempo. Ma è andare alla scoperta. Diventare esploratori e tornare con un tesoro. 

Disclaimer:

Ci tengo a precisare che per chi in questo momento è affetto da Covid-19 o ha un parente o un amico colpito dal virus, oltre ad andare tutta la mia vicinanza, ovviamente si aprono anche ben altri discorsi, che non si possono semplificare con un articolo di opinione su un blog.

Scritto da Roberta Leone

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