Stai leggendo
Giorno 5: sotto le mie dita

Giorno 5: sotto le mie dita

  • Quando finiremo questa maledetta quarantena non usciremo ad abbracciarci perchè avremo paura. Quest’ansia ci rimarrà addosso come il terrore di proteggere una ferita, anche quando sarà ormai perfettamente guarita.

Avete presente quando su WhatsApp si provava a digitare “Vorrei” per poi vedere quali parole consigliate comparissero? Si diceva si trattasse delle frasi che scrivevamo più frequentemente e che quei suggerimenti potessero indicarci quali fossero le nostre priorità. 

Beh, se dovessi provare questo esperimento oggi sono sicura che comparirebbe un “mi manchi”.

La quarantena è arrivata per me dopo un periodo fatto di bulimica socialità, di serate sovraffollate e di divertimento spesso stancante. Un momento in cui mi sarei aspettata di provare solitudine ma in cui ho sentito più che mai la vicinanza di persone che neppure potevo immaginare sarebbero finite per trasmettermi un rassicurante senso di famiglia.

Riuscite a pensare, in questo contesto, cosa abbia potuto significare non poter più vedere e “toccare” quelle persone?

In molti la quarantena è stare insieme alla propria famiglia, ma quando hai una collega covid-positiva e i genitori ultra sessantenni non ti resta che isolarti.
Al mattino sento al telefono i miei genitori ma torno a respirare soltanto quando mi dicono che stanno bene e che non hanno febbre, tosse o qualsiasi altro sintomo. 
Non so quando potrò riabbracciare mia nonna: per il momento mi basta sentirla al telefono per farle sapere che la penso. Ha novantacinque anni e nessuno dei “miei” può avvicinarsi a lei per non correre il rischio di contagiarla.

I miei venerdì non finiscono più sui tetti di qualche ignota casa genovese a sorseggiare un amaro scadente. Ora le mie serate sono su Skype, con un bicchiere di Nebbiolo ordinato su Internet e ritirato dal fattorino con la fastidiosa sensazione dei guanti in lattice sulle mani. Le mie dita che prima erano screpolate per le docce dopo le mille classi di yoga, ora sono indolenzite dai miliardi di lavaggi durante la giornata.

bicchiere di amaro

Allo stesso tempo il mio isolamento è diventato un overdose di conversazioni online. E questo mi ha fatto capire chi nella mia vita c’è e chi proprio no. Se come diceva Levante, “se non ti vedo non esisti”, in quarantena c’è un se non ti sento nemmeno ora, per te non conto. Punto.

E poi ho capito un’altra cosa. Quando i tuoi confini iniziano e finiscono tra le tue quattro mura comprendi che un ufficio non ti serve e che se lavori da casa puoi risparmiare un’ora e più di tempo delle tue giornate. Capisci che la tua idea di cambiare casa non è più una priorità, perché ora un guscio ti serve, e di certo non puoi perdere anche la comfort zone a cui ti stai aggrappando.

leggi anche

All’inizio di questa riflessione ho parlato di tatto, ma tutti i miei sensi si sono modificati adattandosi alle mie nuove abitudini; non respirare più aria inquinata ha fatto acuire il mio senso dell’olfatto e perfino chi abita nel centro della città dice di riuscire a percepire l’odore di salsedine sul terrazzo. E ancora quando esco di casa i miei occhi reagiscono come dopo un pomeriggio a teatro o al cinema.
Nonostante ciò, quello che mi manca di più è soprattutto il contatto.

E quando potremo riaverlo quel contatto?

Dopo aver partorito, mia sorella mi raccontava che continuava a provare la sensazione di dover ancora proteggere la sua pancia. Per mesi lo aveva fatto per mettersi al riparo da eventuali colpi o scontri. E anche se dopo il parto non c’era più nulla da cui proteggersi, quella sensazione era ormai dentro di lei.

Penso che lo stesso accadrà a noi figli del lockdown.
Quando finiremo questa maledetta quarantena non usciremo ad abbracciarci perchè avremo paura. Quest’ansia ci rimarrà addosso come il terrore di proteggere una ferita, anche quando sarà ormai perfettamente guarita.

Nonostante questi pensieri stanotte andrò a dormire dopo l’ennesima conference call su skype e attendendo la telefonata ai miei genitori per sapere, ancora una volta che stanno bene.
E ogni giorno da capo, fino alla fine di tutto questo.

Come ti ha fatto sentire questo articolo?
Arrabbiat*
0
Eccitat*
0
Felice
2
Incuriosit*
2
Innamorat*
0
Liber*
0
Leggi i commenti

Scrivi un commento

Your email address will not be published.

.thePeriod è un progetto di empowerment femminile e gender mainstreaming creato da Valeria Molfino e Davide Sassarini