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Giorno 6: quarantena relativa

Giorno 6: quarantena relativa

  • Ognuno sta vivendo la quarantena a modo suo. Ma per come lo sto facendo io, preferisco chiamarla quarantena relativa. Già. Perché è ormai parecchio tempo che passo la maggior parte della mia vita in casa. Da solo.

Ognuno sta vivendo la quarantena a modo suo.

Per come lo sto facendo io, preferisco chiamarla quarantena relativa.

Già. Perché è ormai parecchio tempo che passo la maggior parte della mia vita in casa. Da solo.

Faccio un lavoro, quello del giornalista, che mi permette di lavorare quasi esclusivamente da casa, portando avanti diverse collaborazioni per le quali mi impegno duramente (anche se da seduto) ma che mi permettono di azzerare ogni perdita di tempo nella mia quotidianità.

Un bel vantaggio, quello di essere sul posto di lavoro 15 minuti dopo il suono della sveglia e già a casa 15 secondi dopo aver inviato l’ultimo pezzo di giornata.

Altrettanto lo è potersi prendere qualche minuto durante il giorno per far partire una lavatrice, stendere i panni o fare la spesa in un giorno non festivo.

Certo, manca quell’ormai vecchia quotidianità fatta di allenamenti e partite di pallavolo, la classica uscita con gli amici o la cena saltuaria a casa di mamma e papà.

Ed è anche vero che questo dannato virus mi è debitore di un’Olimpiade. Dopo la gelida esperienza sudcoreana nell’inverno del 2018, quelli di Tokyo sarebbero stati i miei primi (torridi) Giochi estivi vissuti da inviato. Poco male. Il conto alla rovescia per il 2021 è già partito.

Tutto sommato, non mi posso comunque lamentare. Ho sempre avuto un buon rapporto con me stesso e non ho mai sofferto di solitudine, pur passando quasi tutto il mio tempo senza compagni di lavoro o di vita. Non ho mai sentito il bisogno di gettarmi tra le braccia di un’altra persona per paura di rimanere da solo, ma l’ho fatto solamente quando pensavo potesse valerne la pena. A volte facendo scelte sbagliate, ma niente che non faccia parte della vita di ognuno di noi.

Ed è forse questa capacità, che non vuol dire asocialità, ad avermi salvato durante questa “quarantena relativa” ancora in corso. Uno strano periodo che sta solo estremizzando un modo di vivere al quale ero già in parte abituato.

La prima settimana di isolamento, però, è stata ugualmente strana.

Ogni sera sentivo l’esigenza di comunicare con qualcuno, più per l’idea del non poter fare nient’altro che per reale necessità.

Con il passare dei giorni, questa sensazione si è affievolita perché in fondo, le persone a cui tengo, sto continuando a sentirle con regolarità indipendentemente dalle circostanze.

Allo stesso tempo, è inevitabile che un momento storico del genere ti induca a riflettere su diversi aspetti.

In primis, qualche interrogativo arriva dopo le telefonate ai parenti.

Tutt’a un tratto mi accorgo che quelle persone che vivono nella mia stessa piccola città, forse non le vedo tutte le volte che dovrei. O che forse, vorrei.

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Non perché non ci sia affetto reciproco, anzi. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con tutti, da mamma, papà, Linda (anche se siamo molto diversi, ma non per questo non ci vogliamo bene) fino a cugini e zii. Per non parlare dei nonni che, purtroppo, non ci sono più da qualche anno.

Sono state sufficienti un paio di chiamate a una zia ormai bloccata in casa da lungo tempo, e con una voce che si spegne sempre di più, a farmi capire che, forse, per la mia famiglia ho dato meno di quello che avrei potuto.

Magari avrei dovuto fare qualche visita in più. O magari no. Tra di noi non c’è mai stata la smania assoluta di doverci vedere o sentire per forza. Non vengo tempestato di messaggi o chiamate dai parenti per parlare del più o del meno. Un approccio, se vogliamo, molto piemontese che però ho sempre apprezzato perché si è sempre andati molto d’accordo, pur senza passare troppo tempo insieme e limitandoci all’essenziale. Un essenziale bello e sincero, ma pur sempre essenziale.

Può essere che qualche famigliare, dopo aver letto queste mie poche righe, mi dica che in fondo vada bene così e che forse sto ingigantendo un po’ il tutto.

Di sicuro lo spero, ma il dubbio rimane.

Scritto da Luca


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