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Giorno 8: no congiunto, no party

Giorno 8: no congiunto, no party

  • La surreale decisione di consentire solo ai "congiunti" il permesso di incontrarsi con un'altra persona, durante la fase 2 dell'emergenza sanitaria, porta alla luce la drammatica situazione dei diritti in Italia.

Ho deciso di giudicare la situazione pandemica mondiale in base alle conferenze stampa di Giuseppe Conte. Il fatto che alla fine di ognuna di esse mi senta in uno stato confusionale simile a quando il Papa ha concesso l’indulgenza plenaria di fronte a Piazza San Pietro completamente vuota, rende la situazione là fuori ancora decisamente preoccupante.

E io che pensavo che il problema delle conversazioni del nuovo millennio, fatte di emoji e di super aggettivi buttati lì solo per nascondere la propria età anagrafica, fosse il congiuntivo.

Ho scoperto ieri sera, invece, che sono i congiunti. Semanticamente parlando.

Basta dare un’occhiata al volume delle ricerche di Google di ieri, infatti, per scoprire che il termine o l’argomento relativo alla parola chiave “congiunto” ha fatto l’esatto contrario delle quotazioni del petrolio: è schizzato alle stelle.

Il termine congiunto ha fatto registrare, durante il discorso di Giuseppe Conte, una forte impennata nei volumi di ricerca

Sono convinto che se fai una diretta in prima serata, su Rai Uno, durante una pandemia e durante un lockdown, non solo le tue parole dovrebbero essere a prova del più ignorante sulla faccia della terra (e mi metto in prima fila) ma dovrebbero, in qualche modo, non so come dire, non essere infarcite di politichese (lo so, sembro tanto un pentastellato, ma le parole che finiscono in “ese” mi fanno sembrare uno che ne sa) ma molto dirette ed esplicite. Da non lasciare più alcun dubbio; a quanto pare, invece, quelle di ieri sera ne hanno lasciati parecchi: Google docet.

Anche se gli ultimi mesi vissuti sul pianeta terra ricordano molto da vicino le ambientazioni di un romanzo manzoniano, non stiamo parlando di Renzo e Lucia al tempo dei Bravi; non bisognerebbe, pertanto, apparire come degli azzeccagarbugli della comunicazione ma, piuttosto, come dei Don Rodrigo della parlantina.

Photo by Sharon McCutcheon on Unsplash

Una cosa, però, è sembrata chiara: i nuovi untori, dopo quelli che fanno jogging nel parco seguiti dai droni e chiunque, a prescindere da quale attività fisica faccia, provenga dalla regione Lombardia, sono quelli che non vedono l’ora di organizzare party in casa di amici. 

No congiunto, no party

A loro, il Presidente Conte, si è rivolto più e più volte, intimando che un tentativo di assembramento in tal senso non sarebbe tollerato nel modo più assoluto.

I casi sono due: o ha pronunciato male qualche termine a noi sconosciuto, sulla falsa riga di “smart worki”, oppure il suo intestardimento freudiano contro chi vorrebbe divertirsi potrebbe riservare interessanti sviluppi.

Torniamo, però, alla congiunzione. Quella tra persone, a cui si è riferito il Presidente mentre illustrava il prossimo nuovo Dpcm. Mi sembra scontato che molti di noi non vedano l’ora di riabbracciare, o anche soltanto rivedere dal vivo, il proprio compagn*, o una persona cara a cui sono particolarmente legati. 

Per questo motivo, orde di umanoidi hanno assaltato ieri Internet alla disperata ricerca del significato di quel termine da cassazione; volevano, semplicemente, sapere se quel vezzo linguistico potesse includere o meno anche la persona speciale a cui non fanno altro che pensare da due mesi.

Come in mille altre situazioni delle nostra quotidianità, però, anche in questo caso ha prevalso la ragione di Stato rispetto a quella del cuore. E qui arriviamo a un punto che ho sempre fortemente sostenuto e cioè che, spesso, questa miopia nell’interpretare i bisogni delle persone non solo deriva da un’impostazione culturale e morale, nella migliore delle ipotesi, limitativa (per non dire strumentalizzata) ma non ha, nemmeno, nessuna base scientifica. Eppure, la fase 2 dovrebbe avere come unico caposaldo proprio la scienza. 

In base a questa impostazione delle relazioni da Lanzicchenecchi, infatti, io dal 4 maggio potrei andare a visitare mio nonno, potenzialmente novantenne, e inevitabilmente, più esposto e più fragile di fronte a una possibilità di contagio, ma non mi sarebbe permesso incontrare una persona, tendenzialmente, più giovane e maggiormente in grado di affrontare un’eventuale infezione da Covid-19. 

Capite cosa intendo quando dico che la pandemia non è servita a nulla?

E non sarà certo il suo colpo di coda a cambiare le cose. Se nemmeno una catastrofe del genere ci ha insegnato, o per lo meno spronato, a superare l’idea di una relazione umana e affettiva fatta di volontà del legislatore, allora, come dice Mago Merlino ne “La Spada Nella Roccia”, mentre attinge acqua al pozzo:

“Tempi oscuri davvero e maledettamente scomodi ci attendono”.

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E non parlo soltanto di tutte quelle coppie che oggettivamente non hanno mai potuto legarsi civilmente in alcun modo, ma anche di tutte quelle persone che semplicemente non vogliono e che meriterebbero, comunque, gli stessi diritti e lo stesso rispetto di chi magari si sposa per un servizio di piatti nuovo.

Il patriarcato delle relazioni

Questo considerarsi sangue del proprio sangue, questo patriarcato delle relazioni mostra la nostra cecità nei confronti dei sentimenti umani, di qualsiasi tipo siano. Finché esisterà questo fumoso velo di Māyā tra chi ci governa e la realtà che viviamo ogni giorno, nemmeno gli aiuti economici o di sussistenza potranno mai essere veramente efficaci o percepiti come tali dalle persone. 

Se, inoltre, volessimo stare su un livello puramente giuridico, il termine congiunto, che esiste certamente nella lingua italiana, nel diritto trova rara ospitalità e compare solo nel diritto penale. Vi invito a leggere questo articolo a riguardo.

Poche settimane fa, alcune testate giornalistiche hanno dato vita al solito “shit storm” contro la Boldrini, colpevole di aver fatto notare quanto il modulo dell’autocertificazione fosse maschilista, auspicando che potesse diventare, addirittura, genderless, inserendo all’occorrenza i dovuti asterischi.

Questo mare di odio che si è scaraventato contro di lei non è estraneo al fraintendimento che si è creato in queste ore. Ha preso, semplicemente, un’altra forma.

Non riusciamo a capire che è dalle piccole sensibilità che nascono le grandi conquiste. Le battaglie più importanti si vincono cominciando da quelle più piccole, minuscole, quasi invisibili e nei confronti delle quali ci sarà sempre qualcosa che ci sembrerà più importante.

Ma la vera sfida del futuro, del mondo post-Covid, è proprio questa. Finché non decideremo di combatterla tutti insieme, saremo piccoli organismi pluricellulari alla mercé di un virus derivato da un pangolino.

P.S: il governo è intervenuto sulla vicenda, dopo le proteste di diverse associazioni LGBT, e ha specificato che con il termine “congiunto” volesse intendere chiunque abbia un affetto stabile. In meno di 24 ore sono riusciti a rendere una situazione ridicola ancora più imbarazzante e drammatica.

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