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Guarda quella stella

Guarda quella stella

  • Il periodo più buio della propria vita diventa la chiave di svolta per un'identità personale ancora più forte e sana.

Sto fumando troppo, dovrei smettere o quantomeno moderare. Ma adesso sembra impossibile e, in fondo, non lo reputo necessario. E pensare che negli ultimi tre anni ci ero riuscito, senza fatica peraltro. Damiano aveva smesso molto tempo prima, in seguito a una broncopolmonite, e non aveva mai più toccato una sigaretta. Anzi, non perdeva occasione per rimproverarmi a ogni boccata: non c’è nessuno più fastidioso di un ex fumatore accanito contro chi ancora fuma.

È notte fonda e sto fumando nervosamente, sul balcone al settimo piano di un palazzo nella periferia Genova. Questa è la mia casa, adesso e di nuovo.

Tornare a vivere a Genova dopo quindici anni trascorsi a Torino è per me una sconfitta, la stessa sensazione che si prova dopo un vigoroso schiaffo in faccia ricevuto pubblicamente: si rimane attoniti, indecisi se lamentarsi per il dolore o per la vergogna.

Anche mio papà è ancora sveglio, lo sento muovere inquieto fra le stanze e lungo il corridoio. Siamo due anime in pena che cercano di ignorarsi, erranti nella stessa oscurità, tenuti svegli da pensieri e tormenti che hanno travolto la nostra famiglia pochi giorni fa.

Nan, cosa ci fai ancora sveglio?” 

“Non riesco a dormire. Ho dormito tutto il pomeriggio. Tu piuttosto, mettiti nel letto, che sono le quattro.”

“Va bene. Però vai anche te, che se no domattina sei da buttare! A parte che puoi dormire il pomeriggio, tanto cosa hai da fare?”

Già, cosa ho da fare domani pomeriggio? Niente. Non ho più un lavoro, ho venduto la macchina, tutti saranno in ufficio. Mi metterò a dormire, mi sveglierò per cena e sarò di nuovo su questo balcone.

“Ok papà. Buonanotte.”

Taglio corto e lui se ne accorge, gira le spalle e mi lascia finalmente solo. Accendo un’altra sigaretta, guardo la sagoma buia della montagna di fronte a me, poi ancora più in alto dove iniziano le stelle e penso: “Dio, se esisti davvero dammi un cenno. Davvero tutto questo dolore sta passando inosservato? Ti prego, fammi capire che qualcuno se ne occuperà presto e che le cose si sistemeranno!”

Un secondo dopo averlo pensato, una piccola stella cadente passa sopra il monte nel punto esatto in cui stavo guardando. Non potevo crederci! Era realmente successo? Quante probabilità c’erano che una cometa passasse in quel punto, in quel momento, a Dicembre, in seguito alla mia preghiera? Doveva essere per forza un segno.

Riprendo coscienza dopo un minuto di stordimento, giusto in tempo per accorgermi che involontariamente mi sono sporto davvero troppo oltre il muretto del balcone, forse per verificare più da vicino il miracolo appena avvenuto, e mi ritrovo con metà del busto sospeso nel vuoto. Guardo sotto

“Cazzo! Sette piani sono proprio tanti…” – penso, o forse devo averlo detto.

Sono misteriosamente e inaspettatamente sereno, l’angoscia e l’ansia non ci sono più, provo un immenso senso di tranquillità. Sto ancora guardando sotto e vedo le macchine parcheggiate, le strade vuote, i lampioni accesi, percepisco il silenzio attorno come una benedizione.

“Da questa altezza non si sopravvive.” – e mi sporgo ancora un pochino.

Chi sentirebbe davvero la mia mancanza? Quanto sarebbe bello raggiungere quella stella e non avere più preoccupazioni, problemi da risolvere, questioni da affrontare, dolore da provare?

Con le mani serrate sul davanzale e le braccia in tensione dò una forte spinta e il cuore ricomincia a battere celermente, gli occhi si spalancano così come la bocca, che inspira una golata d’aria fredda.

Non so cosa o chi mi abbia mosso nella direzione opposta al vuoto, ma mi ritrovo con le spalle attaccate al muro, tremante e terrorizzato. Credo di aver sperimentato per la prima volta ciò che provano coloro che hanno la morte dentro. Disinteresse per la vita e per tutto ciò che ne fa parte. Niente di programmato, niente di pianificato, è il vuoto stesso a inghiottirti.

Rientro lentamente in casa e chiudo la finestra alle mie spalle, mi dirigo in quella che dovrebbe essere la mia camera da letto ma che in realtà è un salottino, mi sdraio su quello che dovrebbe essere il mio letto ma che in realtà è una branda con la rete metallica e la sento piangere sotto il mio peso. Sono ancora scosso e, forse proprio a causa del panico, mi inabisso in un sonno profondo.

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Era il Dicembre del 2013 e in segreto scrivevo queste righe, quando pensavo di aver raggiunto il periodo più doloroso della mia vita. Ancora non sapevo che mi attendeva il più importante lutto familiare che si possa immaginare – quello di un genitore – e una mostruosa depressione.

La condivisione del percorso che ho dovuto affrontare in terapia per superarla è stata, in parte, la chiave della mia svolta, essenziale per ricostruire una identità personale forte e sana. Ho scoperto di essere un uomo coraggioso, di aver ispirato e aiutato amici, ho ritrovato il mio valore e ogni giorno rilancio l’obiettivo di essere sempre onesto, specialmente con me stesso.

Matteo Villa.

Se stai attraversando un momento difficile contatta qualcuno di cui ti fidi, ad esempio un familiare, un amico, un consulente o un insegnante, e chiedigli se puoi condividere con lui i tuoi pensieri. Ti consigliamo, inoltre, alcune cose che puoi fare subito e che possono esserti di aiuto.

Telefono Amico: www.telefonoamico.it | 199.284. 284.

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