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#HeForSheatHome: storie di uomini, di faccende domestiche e di selfie

#HeForSheatHome: storie di uomini, di faccende domestiche e di selfie

  • Una campagna social che, in questo periodo di quarantena, mette ancora di più in evidenza la grossa disparità che esiste tra uomo e donna nell'assolvere i propri impegni domestici

Il lockdown o meglio la quarantena, fa più Decamerone, ha amplificato ancora di più la differenza di ruoli che esiste, purtroppo ancora oggi, all’interno delle coppie (etero) al di là del fatto che siano sposate o meno.

Faccio riferimento all’orientamento sessuale, perché, alcuni anni fa, una ricerca ha dimostrato come la divisione dei lavori domestici (pulire, fare la lavatrice, cucinare) nelle coppie dello stesso siano equamente distribuite tra i due partner, anche se, quando si tratta di genitorialità, il carico di lavoro ricade sul partner che guadagna meno.

Le donne, purtroppo, sono quelle ancestralmente deputate ad occuparsi della casa, dei figli, del cibo, insomma di tutte quelle faccende per cui non è indispensabile portare un simbolo fallico al collo (ovviamente mi riferisco alla cravatta).

Ok, la situazione sta cambiando e sicuramente esistono realtà che sono esattamente all’opposto di come le ho descritte, però, tendenzialmente, su questo aspetto c’è ancora molto da lavorare. 

Secondo gli ultimi dati Eurofound, gli uomini lavorano una media di 41 ore a settimana, mentre le donne 34. Se, però, consideriamo il lavoro non retribuito, come appunto quello domestico, lo scenario è completamente differente: le donne lavorano 64 ore a settimana e gli uomini 53. Questo accade perché in media le donne spendono circa 26 ore a settimana nel lavoro domestico e di cura, contro le 9 degli uomini. Secondo l’International labour organization il lavoro che ogni giorno le donne svolgono gratis a livello globale è il 76,2% di tutto il lavoro di cura e domestico non retribuito. Su scala mondiale si traduce in 11 trilioni di dollari non retribuiti, mentre in Italia il lavoro domestico femminile vale tra il 4 e il 5% del Pil.

A cercare di mettere una pezza, mai termine fu più infelice, a questa situazione ci sta provando HeForShe un movimento delle Nazioni Unite (UN Women) che, il 15 aprile, ha lanciato la campagna #HeForSheAtHome. Scopo dell’iniziativa è quello di invitare gli uomini a postare sui propri canali social un selfie in cui si mostrino alle prese con le tipiche faccende domestiche e che incentivino, quindi, altri simili a compiere lo stesso gesto.

https://www.instagram.com/p/B_JTFnugg78/

Il movimento HeForShe fu creato da Emma Watson il 20 settembre 2014; la campagna di lancio si svolse durante un evento speciale presso l’ufficio delle Nazioni Unite a New York. Obiettivo principale dell’organizzazione, da sempre, è quello di coinvolgere ragazzi e uomini nella lotta contro la discriminazione femminile.

La nuova campagna #HeForSheAtHome ne è un esempio lampante.

L’attore di Narcos, Michael Stahl-David, per esempio, ha postato una foto in cui si definisce molto fiero di avere contribuito a cucinare e a fare le pulizie.

“Sono fortunato a essere cresciuto in una famiglia in cui le faccende domestiche erano condivise tra tutti”, ha scritto.

Ma dal momento che a livello globale le cose stanno decisamente in un altro modo, il suo vuole essere un calorosissimo invito per tutti gli uomini a fare la loro parte. Non mancano altri contributi maschili: alle prese con la lavastoviglie o con una maniacale cottura del pane.

Per rendere le cose ancora più semplici, i profili social dell’organizzazione hanno condiviso una sorta di lista per rendere ancora più semplice la condivisione dei ruoli tra i due partner. E che dire, in tempi di palestre chiuse, di un ottimo vademecum con cui pianificare la prova costume mentre si assolve al proprio compito di essere umano?

Eccolo:

La mancata equa suddivisione dei ruoli in famiglia ha sicuramente molte cause e molte ragioni: sicuramente culturali, soprattutto in Italia, ma anche logistiche e, come un cane che si morde la coda, che dipendono in grande misura dalla diversa accessibilità al mondo del lavoro tra i due sessi.

Questa campagna ha, però, a mio avviso, la grande forza di mettere in risalto come, ormai, siamo rassegnati a questa sorta di status quo e come, alla prima situazione emergenziale che si presenta, non siamo portati a fare nulla per cambiarlo.

Il solito selfie e il solito voyeurismo social, lo so, rischiano di sminuire una tematica così importante, ma credo che sia comunque importante dimostrare di voler cambiare alcune situazioni ormai fossilizzate nella nostra cultura, indipendentemente dalla strumento e dalla modalità che decidiamo di utilizzare.

Perché se, finito il lockdown, vogliamo sul serio un mondo migliore… ecco è decisamente arrivato il momento di cominciare a realizzarlo.

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