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I vichinghi erano transessuali, non binari e gender fluid, afferma una ricerca.

I vichinghi erano transessuali, non binari e gender fluid, afferma una ricerca.

  • I vichinghi, da sempre simbolo di virilità e mascolinità, sono invece una chiara dimostrazione di quanto fosse diffuso, all'interno della società scandinava, il concetto di identità queer e fluidità di genere.

Se nomino il termine “vichingo” qual è la prima cosa che ti viene in mente? Lo so, ci sarebbero diversi aspetti decisamente “interessanti” da esplorare, quando si parla di popolazioni scandinave, ma, per il momento, ciò su cui vorrei focalizzarmi è quello della mascolinità e di come questo popolo, nel corso degli anni, sia stato strumentalizzato per impersonificare un’idea malsana e tossica di virilità.

Famiglia vichinga
Photo by redcharlie on Unsplash

Pensa soltanto a quanti brand “cazzuti” – sappi che mi è costata molta fatica citare questo termine, ma ritengo che incarni alla perfezione il pessimo livello qualitativo a cui voglio fare riferimento, in termini di comunicazione – hanno utilizzato nei propri loghi o comunque nella propria immagine coordinata questa figura per rappresentare un’idea di se stessi come coraggiosi, combattivi, forti, resistenti, invincibili, contrapponendola magari alla visione stigmatizzata del “fare la femminuccia”

Devo confidarti una cosa:

I vichinghi furono in realtà uno degli esempi più lampanti di quella che oggi definiremmo identità Queer.

Ebbene sì, nella cultura vichinga scandinava c’era molta familiarità con quella che oggi chiameremmo identità queer e che includeva concetti come fluidità di genere, transessualismo, non binarismo.

Non lo dico io, ma rinomati archeologi e studiosi.

Sia ben chiaro, il patriarcato era la norma all’interno della società dell’epoca ma questo aspetto, in realtà, rende ancora più affascinante capire come e perché queste teorie possano aver trovato un terreno così fertile nel substrato della società.

uomo vichingo
Photo by Flavius Les on Unsplash

Partiamo dal principio, dal c’era una volta. Devi sapere che ci sono due modi con cui gli archeologi, oggi, determinano il sesso delle ossa rinvenute durante i propri scavi: o analizzando la conformazione della struttura scheletrica, oppure tramite un’analisi del DNA (metodo generalmente molto sicuro e che non lascia spazio alle controversie). 

In passato, però, potevano fare affidamento solo sul primo metodo. Di fronte a quei casi, però, in cui le condizioni dei resti scheletrici erano troppo compromesse per poter essere analizzati a occhio nudo o di fronte all’eventualità di una cremazione, l’unico modo in cui potevano stabilire il sesso del defunto era in base agli oggetti che si trovavano insieme a lui nella tomba.

Se, per esempio, erano presenti armi si supponeva fosse uomo, se c’erano gioielli o oggetti affini si supponeva fosse donna.

L’omo, pe’ esse omo, a ‘dda puzzà

Ovviamente questa interpretazione del “L’omo, pe’ esse omo, a ‘dda puzzà“, era figlia di un grosso bias cognitivo. Anzi un bias che possiamo definire “a effetto palla di neve” in quanto, una volta dato per assodato, ne genera altri in concatenazione che possono portare a fraintendere una serie di eventi molto più ampi.

mascotte di vichingo scandinavo
@timmielk on Unsplash

Pretendere che l’associazione “resti umani-oggetti insieme a cui erano sepolti” potesse spiegare tutta la complessità dello spettro del gender dell’epoca, riscontrabile nei testi medievali e nella realtà empirica dell’era vichinga, era un po’ fantascientifico.

Un incrocio di sesso e regole culturali

Infatti, alcuni resti scheletrici ben conservati, dove cioè si poteva discernere, dall’analisi empirica della struttura scheletrica, il sesso, avevano accanto a sé oggetti e vestiti tradizionalmente appartenenti al sesso opposto.

Per esempio, scheletri maschili che indossavano abiti femminili e scheletri femminili accompagnati da armi.

A Vivallen, nell’Härjedalen svedese, c’era persino una persona dal corpo maschile sepolta secondo i rituali Sámi, in un insediamento Sámi, ma che indossava l’attrezzatura da uomo Sámi convenzionale sopra un abito di lino da donna nordico, completo di gioielli.

Un incrocio di sesso e regole culturali.

Bj.581: la donna vichinga guerriera

Ma un esempio ancora più significativo di questa teoria è stato trovato nella camera mortuaria classificata con il nome di Bj.581, rinvenuta in un cimitero urbano a Birka in Svezia: un cadavere vestito in modo costoso fu sepolto seduto e circondato da un set completo di armi (cosa rara), con due cavalli da sella.

Illustrazione di Evald Hansen basata sul piano originale della tomba Bj 581 dell’escavatore Hjalmar Stolpe; pubblicato nel 1889 (Stolpe, 1889)

Si è sempre presupposto che le ossa appartenessero a un uomo, perché i guerrieri, ovviamente sono uomini: ecco il funesto effetto “palla di neve” del bias cognitivo che ho citato prima.

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Nel 2011, tuttavia, uno studio osteologico ha suggerito che la persona sepolta fosse in realtà una donna, e questo è stato confermato dall’analisi genomica nel 2017: il deceduto aveva cromosomi XX.

A dire la verita, a noi non interessa se lo scheletro ritrovato appartenesse a una donna o un uomo.

L’unica certezza che abbiamo è che questo individuo fosse o un transgender o un individuo non binario o gender fluid.

Ci sono certamente altre interpretazioni.

Non dobbiamo escludere, per esempio, il libero arbitrio fondamentale delle donne, e il loro potenziale di scegliere un modo di vivere rispetto ad altri.

Oltre il dualismo del sesso biologico

Il punto, però è un altro: la società scandinava aveva sicuramente norme molto rigide ma che in qualche modo potevano essere messe in discussione, minate, contraddette.

Gli studiosi della civiltà vichinga, per molti anni, hanno sottovalutato questo aspetto e hanno condotto studi in maniera ingenua, semplicistica e basata su pregiudizi più che su prove empiriche.

Photo by Paolo Chiabrando on Unsplash

Forse le persone dell’era vichinga sceglievano e rinegoziavano la loro identità di genere ogni giorno, proprio come fanno oggi molti di noi.

La loro concezione del genere andava ben oltre il dualismo del sesso biologico e questo lo stiamo cominciando a capire solo oggi.

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