Stai leggendo
Il falò di San Lorenzo e il significato delle cose da buttare

Il falò di San Lorenzo e il significato delle cose da buttare

  • Ci sono oggetti che fanno sentire la loro presenza anche quando non ci sono più e ci sono presenze che hanno bisogno di oggetti per essere ricordate. Allo stesso modo in cui i bambini fanno cadere gli oggetti per prendere coscienza degli spazi intorno a loro.
falò di san lorenzo

Ho trascorso la maggior parte della mia infanzia nella casa in campagna di mia nonna, un piccolo casale che domina una manciata di piccole case in pietra. Ho sempre avuto un rapporto conflittuale con quel luogo: i suoi odori e rumori sono in grado di riportare alla luce ricordi che ho voluto seppellire da tempo e che riemergono ogni volta come sassi e conchiglie in bassa marea.

C’è un ricordo in particolare che ritorna ciclicamente nella mia mente. Ogni anno in quel paese si svolgeva il falò di San Lorenzo. Probabilmente è un’usanza diffusa in molti luoghi ma non conosco abbastanza le tradizioni popolari per poterne scrivere di più. Conosco però bene la mia esperienza con quel rito che inizia numerosi mesi prima della notte del 10 Agosto. Quando ero bambina ogni anno le famiglie portavano in un campo abbandonato gli oggetti che non utilizzavano più. 

Niente di poetico, sia chiaro.

In poco tempo quell’angolo di terriccio pietroso si riempiva di reti a molle, tessuti sgualciti, inquietanti giochi abbandonati. Quel mucchio di oggetti prendeva in poco tempo le sembianze di un cimitero di cose vecchie, arrugginite, uno spazio dove disfarsi di tutto ciò che era brutto e vetusto.

Credits: Unsplash

Sebbene non possa definirmi un’accumulatrice seriale di oggetti inutili, non ho mai amato “buttare via” le cose. Possiedo infatti oggetti di cui mi piace circondarmi perché mi ricordano momenti felici, viaggi esotici e sentieri lontani. Sono sempre stata solita poi, conservare le cose che voglio tenere ma che non voglio vedere. In quel caso, come in molti fanno, prendo una grossa scatola e procedo stipando minuziosamente quei “ricordi” in un contenitore che riguardo (forse) dopo anni o (forse) mai.

Sarà per la particolarità di questo anno, sarà forse perché sto riarredando la mia casa in attesa di trovare una nuova sistemazione in centro città. Ma per una volta ho deciso di fare qualcosa di diverso e di disfarmi di un po’ di cose vecchie.

Buttare via ciò che non si vuole più ha un non-so-che di liberatorio, ma ciò che mi ha colpito di più è comprendere quanto potere possano avere gli oggetti di cui ci circondiamo. 

In pochi istanti ho capito come non serva rimuovere un orologio per continuare a sentire che c’era, e come a volte non sia sufficiente neppure sostituirlo. Le nostre “cose” continuano a viverci intorno procurandoci una sorta di infinita sindrome dell’arto fantasma, quel riflesso per cui le persone amputate continuano a percepire la presenza della parte del corpo ormai rimossa.

leggi anche

Ho capito che ci sono oggetti che fanno sentire la loro presenza anche quando non ci sono più e ci sono presenze che hanno bisogno di oggetti per essere ricordate.

Allo stesso modo in cui i bambini fanno cadere gli oggetti per prendere coscienza degli spazi intorno a loro.

Non so con cosa sostituirò i vecchi oggetti che ho buttato via. Ho chiamato un’amica per chiedere consiglio. Mi ha detto che non è necessario rimpiazzare le cose vecchie e che le fa sempre tanto bene buttare via. Probabilmente seguirò il suo consiglio e mi abbandonerò al minimalismo. Probabilmente continuerò a lasciarmi ispirare seguendo il mio istinto.

Bevo un sorso d’acqua e limone, fuori fa caldo. Tiro un sospiro sopraffatta dalla stanchezza.

Come ti ha fatto sentire questo articolo?
Arrabbiat*
0
Eccitat*
0
Felice
0
Incuriosit*
0
Innamorat*
0
Liber*
1
Leggi i commenti

Scrivi un commento

Your email address will not be published.

The Period è un progetto di empowerment femminile e gender mainstreaming creato da Valeria Molfino e Davide Sassarini | Privacy Policy