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Lorenzo Pezzotti: quando il cambiamento diventa identità.

Lorenzo Pezzotti: quando il cambiamento diventa identità.

Istrionico. Non basterebbe una parola come questa per descrivere pienamente la sua identità. Questo perché, nel corso degli anni, è riuscito a fare dell’ambiguità, del trasformismo e del cambiamento, il suo più grande segno di riconoscibilità.

Ho fatto una chiacchierata con lui e mi ha portato a spasso nel suo mondo fatto di serate indimenticabili, di personaggi iconici, di notti magiche a Ibiza… e di coraggio.

Lo stesso che gli ha permesso, di fronte a uno degli episodi più bui della sua vita, di andare avanti e reinventarsi. Per continuare a fare la cosa che preferisce: dare il meglio di sé.

Raccontami la tua vita in quarantena, insomma come è cambiata la tua quotidianità ai tempi del CoronaVirus?

Guarda a livello professionale si è bloccato tutto. Era un periodo in cui le cose andavano abbastanza bene.

In aggiunta alle mie serate ormai storiche del BOTOX, c’erano altre attività a Reggio Emilia, altre serate stavano cominciando a prendere forma nel mio paese natio, sul lago di Iseo, il mercoledì sera a Milano la Bisex Night; nel frattempo c’era anche la concretizzazione della Redefinition Cruise, la crociera gay di agosto, e l’inizio di alcuni progetti estivi su Ibiza.

In un botto si è fermato tutto. I locali, giustamente, sono stati chiusi. Se avessimo fatto una rigida chiusura immediata, forse, non saremmo dove siamo.

Che cosa pensi riguardo la silenziosa discriminazione che esiste nella sfera dei sussidi economici in situazioni di emergenza come questa?

Guarda, io sono una persona molto sincera e mi piace dire le cose come stanno; in Italia esiste tutta una serie di lavori che, sappiamo benissimo, sono in nero e per questo motivo non sono tutelati.

Mi riferisco a figure professionali che operano nell’ambito delle discoteche come baristi, ballerini, drag queen che, molto spesso, non hanno la possibilità di essere regolarizzati perché magari sono collaboratori occasionali che lavorano solo una, due sere a settimana. 

Lorenzo Pezzotti

Tutta questa gente è come se non esistesse. E, ovviamente, quando arrivano gli aiuti di stato, i primi a goderne sono le persone “in regola”, le partite iva, chi lavora da dipendente.

L’esercito di professionisti che ti ho citato, invece, è totalmente dimenticato. Eppure contribuiscono, eccome, all’economia del paese.

Ti faccio un esempio: io sono molto distante dall’ideologia di Trump e da tutto ciò che rappresenta, però, su alcune cose, che comunque fanno parte della cultura americana più che del singolo leader, mi trovo sulla stessa lunghezza d’onda.

Quando dice che ogni americano riceverà un assegno da 1.000 dollari, puoi stare certo che sarà così: senza se e senza ma. Tutti, nessuno escluso.

In America ci ho lavorato per diversi anni e ti possa assicurare che chi evade il fisco finisce in carcere, però, di fronte a situazioni emergenziali, non c’è discriminazione che tenga.

In momenti eccezionali le risposte devono essere eccezionali e questo è uno di quei momenti. E nel nostro paese la risposta economica, in fatto di sussidi, continua a fare le solite discriminazioni di sempre.

Hai pensato a un piano B?

Ho 44 anni e questa cosa, che è nata in principio un po’ come un hobby, e che sono convinto di saper fare e anche bene, sono riuscito a trasformarla in un vero e proprio lavoro.

Piani B al momento non ne ho. Chi fa l’artista deve mettere in conto l’aspetto dell’instabilità, più di chiunque altro. Deve essere scelto tutti i giorni e può capitare che il telefono non suoni, che nessuno ti chiami.

Lorenzo Pezzotti

Negli anni sono comunque riuscito a comprarmi una casa, con l’aiuto e la garanzia anche dei miei genitori, e insieme al mio fidanzato, con cui convivo ormai da 13 anni, ho anche un appartamento a Livorno, sua città natale.

Essendo venuto da lui in tempi non sospetti, viviamo adesso qui insieme e le mie spese sono le bollette e il cibo. Quindi finché si riesce, si va avanti.

Come immagini che cambierà la tua vita e in generale il tuo mondo professionale una volta conclusa l’emergenza?

Io credo che questo avvenimento segnerà uno spartiacque ben preciso.

Chi lavora nel mondo della notte come me si è accorto, già da molto tempo, che negli ultimi anni le nuove generazioni non sono più avvezze all’incontro fisico, di gruppo, a parte alcuni avvenimenti come mega concerti o grosse manifestazione dal vivo.

Chi vive a Milano conosce molto bene Via Lecco.

È vero, è una via piena di localini, colmi di persone, però bisogna ammettere che, dieci anni fa, quel numero di persone le trovavi in locali storici del calibro del Lelephant, del Blanco, e in più c’erano le discoteche piene.

Serata Capodanno – Magayzzini – Magazzini Generali

I Magazzini Generali facevano 1500-2000 persone a serata, poi c’era il Billy che ne faceva altrettante, se non di più, il Plastic che ha sempre fatto intorno a quei numeri lì.

Insomma c’era molta più gente in giro e negli ultimi anni, vuoi i social, vuoi il cambio generazionale, vuoi il cambio delle abitudini, la gente si è abituata molto di più a stare in casa.

Adesso che siamo obbligati a rimanerci per forza, ci siamo spostati ancora di più sui social, tutti in diretta. Secondo me, quindi, ci sarà una ripartenza molto importante, diciamo così, della sfera offline.

Dopo ogni grosso blocco, il modo di vivere e di rapportarsi con gli altri cambia in maniera importante. Adesso siamo tutti a fare gli influencer in pigiama da casa. Il passaggio naturale, a mio avviso, sarà un nuovo boom che porterà a grandi assembramenti nelle strade e nei locali.

Come un tempo, forse anche di più. Lo spero.

Lorenzo Pezzotti

Soprattutto chi vive a Milano sa benissimo che quando c’è un boom sociale, culturale della città, c’è poi un boom economico a livello di iniziative.

Prendi l’esempio del fuori salone; il Salone del Mobile decise di andare in tutte quelle location che un tempo erano chiuse, a riscoprire vecchi e meravigliosi cortili e palazzi della città.

Oppure, una ventina di anni fa, quando si organizzavano sfilate, per esempio, in Piazza Duomo o in spazi aperti a tutti perché si sentiva che lì la moda stava cambiando il tessuto e l’economia della città. E così, infatti, avvenne.

Secondo te, finita l’emergenza vera e propria, verrà meno l’attenzione sulle tematiche LGBT?

Io credo che quando vai a togliere le libertà fondamentali, quando vai a toccare le libertà di base delle persone, tutte le sfumature prendono un’importanza diversa. Io sono un vero fan dell’Europa, sono un europeista convinto, radicale. Io sarei per gli Stati Uniti d’Europa.

Lorenzo Pezzotti

I nostri diritti, in una visione europea, sarebbero molto più tutelati. In Europa c’è un’attenzione più ampia rispetto all’Italia.

Immagino un futuro post emergenza sanitaria, inevitabilmente, molto più europeo e per questo motivo anche con più diritti e più tutele per le minoranze e per tutti.

Mi sono sempre battuto per i diritti, non solo quelli LGBT ma di tutti.

Spesso guardando le tue storie o i tuoi post ho notato che hai un rapporto particolare con Ibiza. Ti va di raccontarcelo?

Allora, Ibiza è nata tantissimi anni fa. Circa venti. Avevo 22 anni. Andai nella capitale del divertimento per lavorare quando ero un ragazzino, proprio all’inizio della mia carriera, quando iniziavo a giocare con i travestimenti.

Lì ho incontrato gente che mi ha dato la possibilità di lavorare, prima come barista, poi come barista truccato, poi come immagine.

Ai tempi la giornata era organizzata in questo modo: il pomeriggio si ballava nel cirinquito sul mare, poi si faceva la discoteca e poi si facevano gli after e infine si andava alle feste private. 24 ore su 24.

Lorenzo Pezzotti

Ogni pezzettino della giornata veniva pagato poco, però erano tante cose tutte insieme, per cui alla fine erano 5 caché e si guadagnava parecchio, anche se si arrivava a fine giornata distrutti.

Quando sono tornato a casa, bianco cadaverico, mia madre mi ha chiesto: “ma sei stato al mare o cosa?”.

Dopo di che Ibiza è sparita. Ho cominciato a lavorare in Italia sia in estate sia in inverno. E ci sono tornato per divertimento puro o per vacanza, senza nemmeno portarmi le cose di lavoro.

Quando abbiamo terminato l’appuntamento con i Magayzzini, che per me è stato un grosso trauma, una mia carissima amica, Pamela, mi ha chiesto se potevo andare a Ibiza con lei, dal momento che i miei sabati non erano più occupati.

Ho accettato e una volta arrivati mi ha presentato Bob Sinclar.

Mi ha accolto in un modo fantastico e mi ha invitato alle sue serate. Da lì ho cominciato le mie prime collaborazioni con La Troya di Ibiza e Baby Marcelo, persona straordinaria. La Troya di Ibiza è la vera anima di Ibiza, la festa dell’isola bianca, la festa storica dell’isola.

Con loro, quindi, ho cominciato a fare La Troya e anche il Paris by Night al Pacha che poi è diventato l’Electrico Romantico, sempre di Bob Sinclar.

Ero organizzato in questo modo: mi fermavo per esempio una settimana al mese a Ibiza e facevo tutto in quella settimana e poi tornavo in Italia.

Lorenzo Pezzotti

Ormai sono 4 anni che faccio cosi. Speriamo che anche quest’anno si risolva tutto in tempo affinché possa ripartire la stagione.

Voglio raccontarti una cosa curiosa riguardo Ibiza: il primo anno che sono andato mi ha colpito molto il fatto che alcuni ragazzi, che mi avevano visto per anni ai Magazzini Generali, durante le serate di Ibiza mi fermavano per strada e mi chiedevano di fare una foto insieme.

Questi ragazzi mi avevano visto tutti i sabati sera, per anni a Milano, e non avevano mai avuto il coraggio di chiedermi nulla; alla mia domanda sul perché facessero così uno di loro mi rispose: “Perché a Milano sembrava tutto diverso, sembrava che tu te la tirassi e che se uno che ti avesse chiesto di fare una foto sarebbe passato per uno sfigato”.

Effettivamente gente che a Milano non va ad alcune serate perché magari pensa che sono “feste di fro**” (scusami il termine ma tanti dicono proprio cosi) a Ibiza invece non si fa questi problemi, si diverte e si rende conto che il divertimento e la libertà non hanno colore, non hanno distinzione; è solo divertimento senza farsi troppe domande.

E questo a Ibiza capita.

Mi hai accennato prima, invece, al discorso Magayzzini e quanto questa esperienza sia stata importante per te non solo professionalmente ma anche e soprattuto da un punto di vista umano.

Sono nati da un’idea di un folle, Roberto Colantuono. Ci siamo conosciuti tramite Marc Leisure su una vecchia chat (me2 di gay.it). Loro in quegli anni avevano una serata etero che non funzionava molto e cercavano una cosa nuova.

Locandina Magayzzini – MagazziniGenerali

Partimmo con il Pour Homme l’8 ottobre 2008. Serviva un ospite e pensammo a Loredana Bertè, che in quegli anni era in un momento down e non lavorava più.

Da quella serata partì il sogno. Durante gli anni la formula cambiò e da Pour Homme, si chiamò Magayzzini e arrivammo fino al 3 dicembre del 2016, con un Red Party durante il quale decidemmo di chiudere.

Il motivo fu, da una parte, per un cambio di proprietà: i vecchi padroni avevano venduto e quello nuovo, persona straordinaria, aveva vedute diverse.

Voleva dare al locale un’immagine di grandi eventi non più di serate continuative.

Bisogna aggiungere, inoltre, che stavano calando i numeri perché c’era stato anche del fuoco amico all’interno del mondo LGBT: il Wonder del Join the Gap dalla domenica era stato spostato al sabato e ci aveva dato una bella batosta.

Abbiamo deciso, quindi, di chiudere. Il Wonder, lasciamelo dire, ha fatto una stagione ed ha chiuso; ha fatto morire noi ed è morto lui un anno dopo.

Lorenzo Pezzotti

Per 10 anni, tutti i sabati, d’estate e d’inverno, ho lavorato a questo fantastico progetto.

Con la chiusura non ho perso il lavoro solo io ma anche più di 50 persone tra cassieri, buttafuori, la gente sul palco, 10-12 go go boys, le drag, gli ospiti, le trans. Era una produzione molto grossa.

Il nostro blog parla di periodi. Intesi come normale evoluzione della vita che ti porta inevitabilmente a cambiare e spesso anche ad avere il coraggio di farlo, per riuscire a mettere fine a una situazione che ti fa stare male e che ti sta rovinando l’esistenza.

Insomma il periodo come un ciclo ma anche come quello formato da frasi a cui a un certo punto è possibile mettere un punto e ricominciarne un’altra.

Hai qualche episodio che vorresti raccontare a riguardo? Un tuo meraviglioso nuovo inizio di cui sei particolarmente fiero?

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Guarda se devo essere sincero è stata proprio l’esperienza Magayzzini. Era una serata famosa in tutta Italia, avevamo ospiti del calibro di Loredana Bertè, Patty Pravo, Anna Oxa, Valeria Marini, Barbare D’Urso, Boy George, Malika Ayane. Era diventato anche un modo per fare cultura in modo leggero, scherzoso.

Voleva essere un’idea diversa, non solo discoteca. Questa cosa era piaciuta tantissimo.

E come spesso accade, grossi successi attirano anche grosse invidie. All’inizio volevamo cambiare formula, abbassare i costi, fare magari una serata al mese invece che tutti i sabati, ma non avrebbe avuto senso, per cui abbiamo deciso di abbandonare tutto.

Lorenzo Pezzotti

Con la chiusura mi è cambiata completamente la vita. A parte il discorso economico, un sacco di persone mi hanno voltato la faccia.

Quando ero l’organizzatore della serata ai Magazzini Generali venivo chiamato spesso, con la chiusura non si è fatto sentire più nessuno, anzi, sono stato anche ricoperto di odio e di insulti da parte di persone che erano contente del mio fallimento. Questi episodi, sommati a tutto il resto, mi hanno fatto veramente male.

Non uscivo più di casa, pensavo di trasferirmi sul Lago d’Iseo dai miei genitori o a Livorno dal mio fidanzato. Volevo fare un cambio di vita totale. Poi come dopo ogni inverno è arrivata la primavera e una persona molto carina.

Aveva un locale un po’ particolare dove si facevano anche strip (prima, quando lavoravo ai Magazzini avevo deciso di non partecipare a serate di questo tipo, non perché ne fossi contrario, ma per una questione di immagine e di visibilità).

Lorenzo Pezzotti

Mi chiamò e mi chiese di organizzargli il capodanno. Il momento dei pianti e del rinchiudersi in se stessi era finito. Ho deciso di ripartire. Da lì a breve altri locali mi chiamarono per lavorare, tra cui anche il BOTOX che va avanti da 5, 6 anni e poi è cominciata la collaborazione con Ibiza.

Da un momento veramente down e da una popolarità molto alta, mi sono ritrovato a ripartire da zero con cose completamente diverse e nuove. Fatte da me e senza avere dietro nomi importanti; solo la mia capacità e quello che sapevo fare di più. Sono ripartito in locali con 40 persone e non ero più abituato, ero sempre solito partecipare ai Pride, ai localoni pieni, ad avere almeno mille persone davanti.

Quando ti trovi, invece, in un contesto così a stretto contatto col pubblico devi fare cose completamente diverse.

Mi è servito tantissimo ed è stata una rinascita totale, un ripartire da capo. E da lì ho capito che nella vita quando si chiude una porta si aprirà sempre un portone più grande.

Sì, più grande perché ti darà sempre la possibilità di metterti in gioco e scoprire inevitabilmente qualcosa di nuovo. Ne sono convinto; ogni volta che tocchi il culo per terra, nel momento in cui ti rialzi, è dura, ma c’è roba nuova, c’è aria nuova, prendi strade che prima non potevi prendere.

Anche se, devo ammetterlo, di solito, non riesco mai a tagliare una cosa di mia iniziativa. Quando si pensava di chiudere i Magazzini e si partorì la decisione di farlo, tutti si aspettavano che dicessi di no, che spingessi per andare avanti.

Accettai, invece, di chiudere, ma non era una scelta mia, lascio sempre che sia la situazione a portarmi verso una determinata decisione.

Se c’è una foglia che deve cadere, non la poto io, aspetto che sia il vento a farla cadere.

E adesso una curiosità soprattutto mia ma che penso parli molto di te: raccontaci tutti i segreti della tua maschera glitter.

Circa 23 anni fa lavoravo alla Radio Svizzera TSI. Per una serie di cose arrivai al Miami Music Conference e conobbi un italiano che organizzava una festa di chiusura di questo evento.

Erano ospiti due cantanti italiane, appena uscite da Sanremo: Paola e Chiara. Serviva qualcuno che le presentasse in italiano perché era una serata per la comunità italo-americana. Io ero lì come delegato della Radio Svizzera ma sapevano che ero italiano.

Mi chiamarono sul palco. Ospite e animatore della serata era RuPaul con i suoi ballerini e il suo direttore artistico che mi disse: “tu così sul palco non sali”.

Lorenzo Pezzotti

Ero vestito tipo bambino da prima comunione con capelli ricci, lunghissimi, con la coda tipo Fiorello al Karaoke.

Mi tolse la camicia, le scarpe, mi diede un paio di infradito e mi conciò come gli altri ragazzi che indossavano un costumino ed erano cosparsi di glitter con melassa.

A quel punto prese una manciata di glitter e melassa, me la mise sugli occhi e me la spalmò sul petto e mi butto sul palco: “Ora dì in italiano quello che devi dire”.

Dopo la presentazione di Paola e Chiara, avrebbe dovuto suonare una dj inglese Tasty Tim. Qualcosa, però, andò storto: c’erano ancora i cd e si ruppe il lettore.

Nell’attesa di un nuovo lettore fui incaricato dalla dj di riempire lo spazio vuoto. Io allora ho cominciato a dire frasi stupide, non avevo mai fatto il vocalist.

Tasty e io siamo rimasti in contatto anche dopo e lavorammo insieme allo Skylight.

Diciamo, quindi, che la.mascjerina glitter nacque un po’per caso in un contesto un po’particolare per me.

Hai fatto del tuo trasformismo la tua identità. Che cosa significa per te questa parola oggi?

A me è venuto tutto molto spontaneo. Dalla prima volta che mi hanno messo i glitter addosso mi sono piaciuti subito. Avrei potuto truccarmi in mille modi, invece, ho deciso che, un po’ come il caschetto biondo della Carrà o di Anna Wintour, quello sarebbe diventato il mio simbolo. 

Lorenzo Pezzotti e l’iconica maschera di glitter

Il fatto di avere una maschera, di nascondere quello che sono e dare l’idea di essere un personaggio diverso da Lorenzo Pezzotti, per me è importante. Riesco a dire cose che senza maschera non direi.

Grazie ai miei travestimenti, per esempio, ai Magazzini, sono riuscito a fare anche discorsi molto forti in ambito lgbt.

Uno dei più criticati era stato anni fa in occasione di una edizione del Grande Fratello in cui alcuni concorrenti era k stati eliminati per aver bestemmiato in pubblico.

A me questa cosa non andava giù: dalla mattina alla sera si vedevano scene di violenza quotidiana, uomini che davano delle troie alle ragazze, espressioni omofobe. Tutti ciò andava bene, la bestemmia, invece, andava subito punita.

E questa cosa l’avevo espressa sul palco. E te lo dice uno che è molto cattolico e credente. Il fatto di avere una machera mi ha dato i coraggio di dire anche cose molto potenti.

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