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Mykonos senza Il Pellicano è come il pane senza la Nutella.

Mykonos senza Il Pellicano è come il pane senza la Nutella.

  • Fuori dai clichè di una delle isole più blasonate
mykonos pellicano

Ma quali discoteche, divertimenti sfrenati e lusso inaccessibile ai comuni mortali, Mykonos rappresenta solo una cosa: Petros.

Chi è Petros?

Un pellicano. O meglio Il Pellicano. In una terra costellata di miti e leggende anche un buffo volatile con un becco decisamente prominente può vantare un’aura di mistero e di mito da far impallidire persino Zeus & Co.

Per capire, però, quale sia il legame tra una specie di uccelli che non è nemmeno nativa del mar Egeo e un’isola greca, dobbiamo andare indietro nel tempo fino al 1954 e fare la conoscenza di un certo Capitano Charitopoulos. È lui, infatti, a trovare su una spiaggia dell’isola, ferito, il volatile. Probabilmente stava migrando da est verso la regione del Nilo. All’epoca non si discuteva certo se chiudere o meno i porti e i grandi comandanti, alle loro eroiche gesta, avevano il coraggio di anteporre cuore e umanità.

Quella stessa umanità che permette al pellicano di rimettersi così perfettamente in sesto che non ha la benchè minima intenzione di abbandonare Mykonos. È amore a prima vista anche con gli abitanti dell’isola, che decidono di non lasciarlo più solo e di battezzarlo, appunto, con il nome di Petros.

Ma quali discoteche, divertimenti sfrenati e lusso inaccessibile ai comuni mortali, Mykonos rappresenta solo una cosa: Petros.

Chi è Petros?

Un pellicano. O meglio Il Pellicano. In una terra costellata di miti e leggende anche un buffo volatile con un becco decisamente prominente può vantare un’aura di mistero e di mito da far impallidire persino Zeus & Co.

Per capire, però, quale sia il legame tra una specie di uccelli che non è nemmeno nativa del mar Egeo e un’isola greca, dobbiamo andare indietro nel tempo fino al 1954 e fare la conoscenza di un certo Capitano Charitopoulos. È lui, infatti, a trovare su una spiaggia dell’isola, ferito, il volatile. Probabilmente stava migrando da est verso la regione del Nilo. All’epoca non si discuteva certo se chiudere o meno i porti e i grandi comandanti, alle loro eroiche gesta, avevano il coraggio di anteporre cuore e umanità.

Quella stessa umanità che permette al pellicano di rimettersi così perfettamente in sesto che non ha la benchè minima intenzione di abbandonare Mykonos. È amore a prima vista anche con gli abitanti dell’isola, che decidono di non lasciarlo più solo e di battezzarlo, appunto, con il nome di Petros.

Ma come tutte le più belle storie d’amore, anche questa arriva alla fine. E purtroppo in modo tragico: il giorno di Pasqua del 1975 Theodoris, seduto al bar a bere e a ridere, scivola improvvisamente a terra e muore.

La storia di Petros, invece, finisce circa 11 anni più tardi, nel 1986.

Le teorie circa la sua morte potrebbero riempire intere pagine del copione di un’avvincentissima spy story in bikini: c’è chi parla di vecchiaia, chi di incidente con una macchina, fino ad arrivare a una versione decisamente più splatter che lo vorrebbe stuprato a morte da un turista olandese ubriaco. Il quale, a quanto pare, ha poi ucciso anche due ragazze 😦.

Mykonos senza il suo pellicano è un po’ come il pane senza la nutella (e ve lo dice uno che odia la nutella).

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E lo sapeva bene Jackie Kennedy-Onassis, assidua frequentatrice dell’isola, che decide di regalare ai miconiani un nuovo Petros. A cui si aggiugono Irene, la pellicana donata dallo zoo di Amburgo, e Nikos, un terzo pellicano trovato anch’esso ferito e rimesso in forze. I tre vengono spesso visti gironzolare intono alla taverna Nikos, al mercato del pesce vicino al porto, e nella zona della “piccola Venezia”.

Ho avuto la fortuna di incontrare il pellicano di Mykonos tutte e due le volte che ho visitato l’isola. Non so, ovviamente, se si sia trattato di Irene o di Nikos. Sono certo, però, che sia stata un’esperienza affascinante.

Mentre passeggi nei vicoletti di Chora in un piccolo presepe a cielo aperto, giri l’angolo e te lo ritrovi davanti. Non solo non è spaventato dai turisti, ma fa anche bella mostra di sè come un divo di Hollywood in passerella.

È forse l’emblema dell’integrazione: così diverso (addirittura di una specie diversa) e allo stesso così integrato. Come se fosse un cittadino del posto e ti portasse a spasso nell’isola per fartela conoscere meglio.

Il pellicano alla ricerca di pesce nelle cucine di Paraportiani Taverna. Foto di Davide Sassarini

Fino a quando non lo perdi di vista, distratto dal continuo profumo di pesce che esce da una delle innumerevoli taverne del centro.

Sono ormai quasi le otto di sera. Il cielo comincia a diventare arancione. Arriva il tramonto e l’isola si prepara a diventare il cliché per cui è conosciuta in tutto il mondo e a nascondere, ai più distratti, quanto ci può insegnare un lungo becco acuminato e tanto amore.

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