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Pene d’amore e dintorni. Parliamo di chi sta accanto a chi soffre.

Pene d’amore e dintorni. Parliamo di chi sta accanto a chi soffre.

  • Si parla sempre di chi soffre. Di chi sta affrontando i suoi problemi e di come può farlo al meglio. Di rado si parla di chi gli sta accanto. Eppure la persona in questione ha un suo ruolo non scontato nella storia.
come stare vicino a chi soffre

Ti rivolgo una domanda: quando un tuo amico o una tua amica soffre per amore, per la fine di una relazione, ma anche per tutte le altre cose che ti stanno venendo in mente, che cosa fai? 

Si parla sempre di chi soffre. Di chi sta affrontando i suoi problemi e di come può farlo al meglio. Di rado si parla di chi gli sta accanto. Eppure la persona in questione ha un suo ruolo non scontato nella storia. E al di là dello stato emotivo in cui si può trovare, in questa sede vorrei riflettere per capire se c’è, non c’è o dovrebbe esserci un atteggiamento giusto in questi casi. 

Può esistere ed essere stilato un vedemecum o manuale per “persone che stanno accanto ad altre persone che soffrono”? 

Appena ci penso, la prima cosa che mi viene in mente è quella foto che girava un po’ di tempo fa sui social con due ricci, che per stare insieme (cioè vicini) senza farsi male, dovevano trovare il giusto rapporto di vicinanza reciproca. 

Quindi per iniziare direi che c’è una questione di giusta vicinanza e giusta distanza, dal soggetto che soffre e forse ancora di più dalla questione che porta la sofferenza. 

Inoltre, se sei quella persona, ti trovi in una situazione in cui sai che non puoi magicamente sistemare le cose o tornare indietro nel tempo o al contrario mandarlo avanti velocissimo, per far passare quella fase di rabbia – tristezza – delusione- depressione, e arrivare subito al punto in cui  lui o lei ha superato tutto e torna a sorridere. 

L’aiuto purtroppo non consiste nel sostituire qualcosa che si è rotto o si è perso. E comunque anche se fosse, non puoi farlo tu al suo posto. 

Non funziona così.

Puoi “solo” restare accanto (come il riccio), tenere la mano quando e se lo permette, sostenere e ascoltare. Perché anche dare consigli non serve pressoché a nulla. Cioè puoi darli e li dai, sia ben chiaro, ma sapendo già che questi non verranno quasi sicuramente ascoltati, figuriamoci messi in pratica. 

Ed è giusto così alla fine. 

Voglio proprio dire che questo è uno dei ruoli di chi si trova in questa posizione: dare consigli, su richiesta e non richiesti, sapendo che non verranno applicati ma con la  “sola” funzione palliativa. Di fatti, se cerchi sul vocabolario la definizione di palliativo troverai scritto:

“Medicamento o terapia che si limita a combattere provvisoriamente i sintomi di una malattia”. 

“Di provvedimenti che non risolvono una difficoltà, ma ne allontanano per poco le conseguenze”.

Ripeto: è il normale decorso della cosa. 

Se sei appassionat* di Grey’s Anatomy come lo sono io, sicuramente ti ricorderai la famosa scena in cui Izzie rimane sdraiata sul pavimento del bagno per un giorno intero, perché Denny è appena morto. 

Credits: daninseries.it

Ogni tanto qualche amico entra in bagno, si sdraia vicino a lei, ovvero prova a mettersi nei suoi panni, per poi cercare di dire qualcosa che possa confortarla e aiutarla a tirarla su (di morale, non dal pavimento). Tutti sanno che non potranno mai dire niente che la faccia tirare su in quel momento, ma è il loro modo per starle accanto mentre attraversa il suo dolore. Solo lei infatti può  attraversarlo e uscirne. Solo lei può decidere come e quando. Ma loro sono lì. E quello è il loro compito. Fa parte del processo, appunto. 

Ora, nel caso di Izzie, cosa mai possiamo pensare di dire o fare per una persona il cui futuro marito è appena morto all’improvviso? La risposta è chiaramente niente! 

E qui passo al punto successivo.

Si dice infatti anche che ogni problema sia quello che è: cioè un problema. Mi spiego meglio. 

Hai presente quelle frasi “Eh, ma se fossero queste le cose importanti nella vita!” oppure “I problemi sono altri!”. 

Ecco: dirlo non serve a niente.

Razionalmente parlando potrà anche essere vero. Anzi lo è. Ma non c’è scienza che non possa confermare che noi siamo tutto, fuorché esseri razionali! Siamo esseri che ogni mattina si svegliano e devono fare i conti con le proprie emozioni e metterle in relazione con quelle di altre persone per il resto della giornata. 

Roba da diventare matti se ti fermi a pensarci. 

Quindi, tornando a noi: un problema è un problema. Un dolore è un dolore. Non si può giudicare o definirlo in una scala dei dolori, magari andando a sminuire quello che l’altro sta provando. Perché per ogni persona è diverso. Siamo troppo complessi per creare una tabella standard dei problemi e dei dolori. E tu da amico o amica che sei, non puoi non tenerlo presente, tipo comandamento della gestione dei dolori. 

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Questo vuol dire che da amico/a, risponderai al telefono nel cuore delle notte qualsiasi sia l’emergenza: sia se l’appartamento è andato a fuoco, sia se ha trovato una sua penna in un cassetto che aveva dimenticato quando lui/lei è andat* via. 

La fine di una relazione può essere struggente, come una perdita vera. Anzi, alcuni psicologi la definiscono proprio così: 

La fine di una relazione è come un lutto. Ci piace pensare di essere più superiori di così, ma non lo siamo. Mettiamoci il cuore in pace. 

Ad ogni modo, tu da fuori sai che lo supererà, ma lei o lui ancora non lo sanno e non puoi forzarli a crederci. Ed è proprio per questo che ti devi sdraiare sul pavimento del bagno con loro. Per ricordargli che devono attraversare il loro dolore, affrontare la situazione e arrivare dall’altra parte e che tu sarei lì.

Quindi, te lo richiedo: quando ti ritrovi al fianco di un’amica o amico che sta soffrendo, che cosa fai? 

Alla fine di questa riflessione, per quanto mi riguarda la risposta forse può essere banale ma l’ho riassunta così: Esserci. 

Quando Izzie si rialza, lo fa da sola, ma sono tutti lì. Pronti ad andare finalmente avanti insieme a lei.

Potrà sembrare un cliché, ma alla fine i cliché come in questo caso sono cliché perché funzionano sempre. 

Per quanto noi umani possiamo essere complessi, la risposta in tal caso per me è semplice: Esserci. 

Come i ricci. Come gli amici di Izzie sul pavimento del bagno. Ma esserci.  

Articolo scritto da Roberta Leone


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