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Pensavo fosse amore e invece…

Pensavo fosse amore e invece…

  • Nel momento in cui si comprende cosa significhi amare una persona, si può amare davvero chiunque.

Chi lavora in un’agenzia di comunicazione conosce bene i momenti più frenetici e critici dell’anno: il Black Friday, il Natale e, soprattutto San Valentino. Quest’ultimo, in particolare, è ben più delicato dei trecentosessantaquattro giorni precedenti perché rappresenta il momento in cui i clienti possono comunicare ed esternare la propria personale visione dell’amore. Ecco allora comparire bambini, gattini e ogni altra trasposizione di questo sentimento in ogni sua forma e interpretazione, soprattutto in quella romantico-tradizionale.

Siamo da sempre legati a una visione dell’amore dove si perde la testa alla ricerca di “quello giusto”, dell’uomo o la donna della vita ma quando pensiamo di averlo trovato succede qualcosa che ci delude e l’epilogo è la fine catastrofica dell’ennesima relazione.
C’è però un’altra concezione che sento appartenermi maggiormente. È quella di Tommaso d’Aquino, teologo esponente della Scolastica, che nel corso dei suoi studi sostenne che nel momento in cui si comprende cosa significhi amare una persona, si possa amare davvero chiunque.

Questa frase è, a mio parere, estremamente rivoluzionaria e attuale.

Quando ci si innamora, per poter far funzionare la relazione, si cerca di soprassedere sui difetti dell’altra persona.
Immaginiamo di trovarci davanti a un ragazzo con un enorme problema, ad esempio l’incapacità di comunicarci la propria sofferenza. Di fronte a noi abbiamo due scelte: quella di criticarlo e insistere perché questa caratteristica sparisca, o immaginare quali sofferenze o quali traumi abbia portato quella persona ad essere tale. Questo cambio di prospettiva ci consente di percepire come amabile anche la peggiore caratteristica di un altro essere umano.

Nel momento della rottura poi, quelle stesse caratteristiche che abbiamo così faticosamente accettato, diventano i punti di forza su cui amici e parenti fanno leva per ricordarci quanto quel rapporto fosse difettoso. “Non sapeva comunicare” ci direbbero, perché di questo abbiamo bisogno per disinnamorarci e dimenticare l’altra persona.

E in definitiva l’amore stesso non funziona secondo queste modalità? Desiderare un amore perfetto ci rende eternamente infelici e insoddisfatti. Essere innamorati dell’amore non significa invece accettare l’imperfezione del sentimento ricercando nell’altro la parte “amabile” e che spesso corrisponde a ciò contro cui ci scontriamo?

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Proprio perché lavoro in un’agenzia di comunicazione quest’anno ho deciso di non dilungarmi scrivendo “Dieci modi per sopravvivere a San Valentino da single” o “Tutte le ricette da preparare il 14 Febbraio”. Preferisco invece pensare a questa ricorrenza attraverso la celebre scena di Sex And The City in cui Carrie e Miranda litigano a una cena per single circondate da invadenti palloncini rosa.

Credits: Pinterest

Adoro quel momento della serie perché l’amore, che dovrebbe essere protagonista, finisce per passare in secondo piano.
Al centro dell’attenzione ci sono invece due donne, due amiche imperfette, che si scontrano con la loro debolezza ma che nonostante tutto riescono ad amarsi incondizionatamente.

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