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Perché il cioccolato è diventato il cibo dell’amore?

Perché il cioccolato è diventato il cibo dell’amore?

Quando si parla di dolci esistono sempre risvolti del tutto inaspettati. Ti ricordi quando, per esempio, ti ho raccontato come siano diventati la metafora dei nostri errori?

Questa volta, pero, voglio dedicarmi a un clichè. Quello che, da centinaia di anni, vede nel cioccolato la stessa dolcezza che nasce tra due persone che si amano.

Nell’articolo scoprirai:

  • Un breve riassunto di come il cioccolato, da potente afrodisiaco, sia diventato il simbolo per eccellenza della sdolcinatezza.
  • Tutto ciò che ha in comune con il Viagra (in realtà una sola cosa).
  • Un bel po’ di metafore che mi sono venute in mente perché non sapevo come finire il pezzo.
  • Una curiosità da leccarsi i baffi.

Siamo tutti d’accordo: il cioccolato è un orgasmo di bontà e di dolcezza. E l’amore dovrebbe essere pieno di orgasmi. Ecco spiegata la correlazione tra le due cose.

Versione lunga. Non è solo il piacere che proviamo nell’entrare in contatto con questa sostanza che l’ha resa così iconica quando si parla di amore.

Per capire come siano andate, veramente, le cose dobbiamo fare un salto indietro nel passato. Furono, infatti, le popolazioni Maya e Azteche a creare quell’ intruglio di semi di cacao, acqua, peperoncino e farina di mais che, secoli dopo, avremmo ritrovato in miliardi di bustine Ciobar.  

Un drink cremoso e schiumoso, tanto dolce quanto energizzante, in grado di stimolare l’umore. E non solo quello. Il capo azteco Montezuma II, infatti, era convinto che questo celestiale composto potesse migliorare non solo le prestazioni militari ma anche quelle sessuali. Da qui la leggenda seconda la quale era solito consumarne anche 50 tazze al giorno.

Ed è così che ebbe inizio una lunga commistione tra innocenti fave di cacao e il solito tossico celodurismo di vecchia data. 

Nel 1519 gli spagnoli guidati dal generale Cortés invasero l’America Centrale, sconfissero gli aztechi e decisero di importare nel proprio paese questa bevanda. Una piccola aggiunta di miele, vaniglia, cannella e pepe nero la rese talmente buona da creare una vera e propria dipendenza tra gli abitanti della penisola iberica

È in questo contesto che fa il suo ingresso una special guest di tutto rilievo: la Chiesa Cattolica. Convinta che questo drink potesse incentivare comportamenti sessuali promiscui la condannò come cibo peccaminoso e afrodisiaco. 

È grazie ad Anna d’Austria e al suo romanticismo che il cioccolato comincia a togliersi, piano piano, di dosso quest’aura di precursore del Viagra per vestire i panni di un Lord Byron dal sapore fondente. 

In occasione del suo fidanzamento con re Luigi XIII, decise, infatti, di donargli del cioccolato confezionato in una scatola di legno decorata. 

Ma l’invenzione che diede una vera e propria dignità romantica al cioccolato fu l’invenzione dei cioccolatini. Fu Johannes Van Houten, un chimico olandese, nel 1828 a inventare una macchina che consentiva  di lavorare e solidificare il cioccolato, utilizzando degli stampi.

L’artista e uomo d’affari Cadbury ebbe, invece, la geniale idea di lanciare sul mercato scatole di cioccolatini, decorate, da regalare il 14 febbraio, suggerendo di non gettarle una volta utilizzate, ma di utilizzarle per conservare lettere d’amore segrete.

Chi è che non ha lettere d’amore segrete… motivo per cui queste carinissime scatole vittoriane di cioccolatini furono un così grande successo che, nel secolo successivo, si diffusero nella maggior parte del mondo occidentale.

Ecco, questa che ti ho raccontato è, più o meno, la storia. Forse anche un po’ romanzata ma in fondo ne conosci qualcuna che non lo sia? Però a me non convince. Non mi aspetto di trovare su un libro di storia i motivi per cui il cioccolato è così ricolmo di traumi.

Sembrava cioccolato invece era amore

La verità è che ci ricorda l’amore perché ne rappresenta tutti i suoi tratti. 

È dolce e questa sua dolcezza ti mette di buon umore ma, all’improvviso, diventa una dipendenza tale da non sopportarne più la mancanza.

E allora succede che ti accontenti anche di quella che trovi nel discount sotto casa anche se sai che piano piano ti nauseerà, per non parlare delle carie ai denti.

Ti hanno sempre detto che quello fondente è più buono e più salutare. Ma, alla fine, a te piace perché ti lascia sempre un po’ di amaro in bocca. È di questo aspetto, in realtà, che ti sei innamorat* e anzi, giorno dopo giorno, cerchi barrette con una percentuale di cacao sempre maggiore e minor zucchero.  

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I cioccolatini ti piacciono non perché non saprai quello che ti capiterà ma perchè, anzi, sai benissimo che, mal che vada, quello successivo sarà sempre e comunque un altro cioccolatino e la cosa ti conforta. Dannatamente. 

La cioccolata calda ti scalda nelle giornate fredde ma ti lamenti sempre che non è mai abbastanza densa.

E il cioccolato con le nocciole intere? Quello lo adori, ma poi finisce sempre che ti fai male ai denti perché ti capita quella più grossa che non si spezza mai alla prima.

Nelle viscosità del cioccolato si perdono infinite metafore delle nostre storie, dei nostri no, dei nostri forse e dei nostri boh. 

Il cioccolato è un comfort food che ci consola ma che allo stesso tempo ci ricorda tutto ciò che non vorremmo essere. E forse è proprio questo che ci piace di più.

Una curiosità da leccarsi i baffi

Oddio, in realtà si parla di sangue quindi non so quanta acquolina in bocca possa generare. Ti ricordi la scena della doccia del film di Alfred Hitchcock “Psycho”?

All’epoca, nei film in bianco e nero ,lo sciroppo al cioccolato era utilizzato per simulare il sangue.

Con il debutto dei film a colori l’uso dello sciroppo per le scene più splatter si è molto ridotto, ma non azzerato: si usa ancora per rendere più denso il sangue finto di film e serie tv e per preparare la miscela commestibile che si usa in quelle particolari scene in cui un attore finge di tossire sangue.

Illustrazione di @catalyststuff

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