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Probabilmente lavori in un ambiente sessista ma non lo sai

Probabilmente lavori in un ambiente sessista ma non lo sai

  • La giornata lavorativa di una donna è costellata di continue discriminazioni di genere, così tante che non sappiamo più riconoscerle.
sessismo a lavoro

Se provate a chiedere alle vostre colleghe se ritengono di lavorare in un ambiente sessista probabilmente vi risponderanno di no. Ma basta fare qualche domanda più mirata per comprendere la poca consapevolezza di lavoratori e lavoratrici sull’argomento. Perché il sessismo è un virus ben nascosto che prende le sembianze di comportamenti che risultano ai più totalmente normali.

Mi spiego meglio.

Quando parliamo di sessismo pensiamo a comportamenti come una pacca sul sedere o i più frequenti commenti sessuali nel caso in cui indossiamo una gonna corta. Ma il sessismo non è questo e neppure noi donne ne conosciamo il vero significato. Leggendo sul vocabolario, il sessismo viene descritto come la tendenza a discriminare qualcuno in base al sesso di appartenenza. Una volta presa coscienza di tale definizione ripensiamo al nostro posto di lavoro. I vostri capi o colleghi hanno mai chiesto a una donna di preparare loro un caffè? E a quanti uomini hanno posto la stessa richiesta? Ecco forse che se riprovate a formulare la domanda iniziale alle vostre colleghe essa cambierà ora in un corale: sì!

La giornata lavorativa di una donna è costellata di continue discriminazioni di genere, così tante che non sappiamo più riconoscerle. Spesso i nostri colleghi, anche a parità di ruolo, ci mettono a tacere con un gesto della mano e ci tolgono la parola o praticano il cosiddetto “mansplaining”, quell’atteggiamento paternalistico con cui un uomo spiega a una donna qualcosa di ovvio presupponendo che questa non lo sappia o non sia in grado di comprenderlo.

A questo riguardo nel 2015 la Dott.ssa Arin N. Reeves ha pubblicato un saggio dal titolo: “Mansplaining, Manterrupting & Bropropriating” mostrandoci l’analisi di 2460 minuti di conversazioni in ambito lavorativo. Al suo interno venivano rilevate 859 interruzioni di cui 582 interessavano uomini. In esse 164 riguardavano uomini che interrompevano altri uomini e in ben 418 altre donne.

E quante volte se parliamo in modo troppo concitato o troppo convinto ci viene chiesto se abbiamo il ciclo? Proprio in questi giorni Lines ha lanciato la campagna social #OgniGiornoLaDonnaCheSei, che si pone come obiettivo quello di abbattere gli stereotipi secondo cui le emozioni delle donne dipenderebbero la maggior parte delle volte dal ciclo mestruale.

Spesso poi le donne vengono redarguite per il proprio abbigliamento troppo succinto o troppo poco elegante, ma avete mail sentito il vostro capo rivolgere lo stesso commento a un vostro collega uomo seppure questo abbia dubbi gusti in fatto di abiti? E ancora: vi è mai successo che i vostri colleghi dopo una riunione si aspettassero da voi donne che portaste via le loro tazzine da caffè?

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Credits: Alethajane.com

Potrei andare avanti all’infinito portando esempi su quante discriminazioni di genere vengano portate avanti ogni giorno in ambiente di lavoro, la maggior parte delle quali in maniera inconsapevole e non sempre semplici da riconoscere. Come infatti sostiene Mikki Hebl, docente di Psicologia alla Rice University di Houston, esistono due tipi di sessismo. Uno è la cosiddetta overdiscriminazione, in cui ci viene detto esplicitamente che non andiamo bene o non piacciamo in quanto donne (ad esempio nei casi in cui un collega affermi esplicitamente frasi come: “Accidenti hanno assunto un’altra donna”). Il secondo, più difficile da riconoscere, è la cosiddetta discriminazione interpersonale, quella in cui a rivelare il sessismo sono ad esempio la postura del corpo, un sorriso in meno, quella in cui non è chiaro se il problema sia il pregiudizio dell’altro e che lascia in noi il dubbio che siamo sbagliate.

La buona notizia è che possiamo fare qualcosa di concreto per migliorare la situazione partendo da piccoli gesti quotidiani. 

A partire da domani, quando inizierete la vostra settimana lavorativa, fate caso alle volte in cui interrompete o in cui siete interrotti e – se lo ritenete opportuno – riprendete la parola. Nel caso in cui qualcuno vi faccia una battuta con doppi sensi tiratevi fuori dal gioco e provate a fare la domanda: “che cosa intendi scusa?”. E ancora, condividete con le donne più fidate del vostro ufficio quanto vi è accaduto. In questo modo non potrete certamente scardinare la mentalità patriarcale degli uomini che vi circondano ma contribuirete in modo attivo a migliorare il luogo di lavoro vostro e delle vostre colleghe.

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