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Scaricabarile: cosa significa e perché farlo è una pessima idea

Scaricabarile: cosa significa e perché farlo è una pessima idea

  • Lo scaricabarile è un gioco a perdere. E allora perché per molti sembra essere lo sport preferito?

Il pezzo sullo scaricabarile che leggerai di seguito trae spunto da un fatto alquanto interessante accaduto di recente e che ha risvegliato gli animi di moltissimi utenti sui social. Piccola e doverosa premessa: questo breve ma intenso articolo non vuole essere schierato politicamente. Esso trae però spunto da un fatto alquanto interessante. Più precisamente sto parlando del tweet che vediamo qui di seguito in cui il presidente della Regione Liguria ha scaricato la colpa di una propria affermazione pubblicata online sul suo social media manager.

Chi lavora come social media manager sa bene cosa significhi assumersi la responsabilità ora per una virgola di troppo ora per un #pensierochenoneraesattamentequellochevolevodire. Ma al di là della professione di riferimento pare che per i più, giocare allo scaricabarile sia letteralmente lo sport preferito.

Da dove deriva la parola scaricabarile?

Partiamo dalle origini. 

Lo scaricabarile è un passatempo popolare in cui due ragazzi schiena a schiena e con braccia incrociate, giocano a turno a sollevarsi reciprocamente. La fatica è prima di uno e poi dell’altro e il peso dell’uno si scarica a turno sull’altro.

Dalla descrizione di questo gioco si comprende intuitivamente perché esso sia diventato una chiara metafora per rappresentare tutte quelle persone a cui non piace prendersi la responsabilità delle proprie azioni e, di conseguenza, lasci agli altri l’arduo compito di farlo.

Scaricabarile a lavoro: come funziona

Ognuno di noi ha avuto a che fare, almeno una volta nella vita e nei più svariati ambiti, con uno di questi fantomatici personaggi. Ma è soprattutto a lavoro che più frequentemente ci capita di incontrarli. 

Del resto storia è semplice: al nostro collega scaricabarile viene assegnato un compito. Questo svolge la propria mansione e, nel momento in cui si imbatte in decisioni da prendere, parte a recitare il cavallo di battaglia: “Io non posso prendermi questa responsabilità”. 

Ecco allora comparire il problem solver della situazione che interviene per risolvere la situazione prendendosi, oltre alla propria responsabilità, anche quella del collega.

Un loop con una semplice (quanto complessa) soluzione

Sembra che quando una persona dia il via a questa pratica, come in un domino essa si diffonda a macchia d’olio instaurando nel gruppo di cui fa parte pensieri come: “Se non si prende lui la responsabilità perché devo farlo io?”.

Pare che esista però una soluzione a tutto questo, tanto efficace quanto difficile da attuare. Questa pratica insidiosa si manifesta soprattutto in quelle organizzazioni dove i ruoli sono poco definiti

Laddove i compiti di due o più colleghi si intrecciano, è infatti più difficile stabilire di chi siano effettivamente le responsabilità perché possono essere potenzialmente sempre di entrambi. 

Ma non sempre per le organizzazioni è possibile stabilire in modo univoco le responsabilità dell’uno e dell’altro. Non resta allora che provare a “salvarsi” prendendo parte a questo gioco a perdere, dove le grandi sconfitte sono la produttività e l’azienda stessa.

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The Period è un progetto editoriale che vuole promuovere concetti come inclusione e responsabilità sociale. Creato da Davide Sassarini e Valeria Molfino. | Privacy Policy

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