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Sensitivity Readers: perché faresti bene a sapere chi sono.

Sensitivity Readers: perché faresti bene a sapere chi sono.

  • La lettura sensibile e altre pratiche come l'uso di un linguaggio inclusivo stanno diventando sempre più importanti nell’editoria. Ma fino a che punto il linguaggio inclusivo e il politicamente corretto possono spingersi per essere davvero efficaci e non diventare una forma di censura?
astronauta con libro in mano

Se dico “Sensitivity Readers”, cosa vi viene in mente? Vi dò un indizio: stiamo parlando di libri, quindi di chi scrive, quindi di chi legge. 

Fresca da un corso per editor, appena l’insegnante ha nominato questa figura non ho fatto altro che pensarci e ripensarci, finché non ho capito che la cosa migliore da fare era parlarne con voi, che siete i lettori per l’appunto. 

Breve premessa sul sistema editoriale

Dietro le quinte di un libro vi sono talmente tante figure professionali (e forme d’arte) da far girare la testa. Oggi questo sistema ne ospita una in più: i sensitivity readers (da qui in poi nominati anche lettori sensibili). 

Una nuova figura all’interno di un processo editoriale consolidato, esplosa negli ultimi anni negli Stati Uniti e che ora (come era prevedibile) sta arrivando anche in Italia e con lei il dibattito che si porta al seguito e che voglio sottoporre alla vostra attenzione.

Sensitivity Readers: Arte Inclusiva o Censura?

Continuando a leggere questo pezzo, vi impegnate a:

  1. farvi un’idea su chi siano i sensitivity readers (e io mi impegnerà a spiegarlo);
  2. inserirvi nel dibattito attuale che c’è intorno a questa figura;
  3. valutare attentamente la situazione, il contesto, i pro e i contro;
  4. infine farvi un’opinione.                                                                                 

Stiamo per entrare in un dibattito il cui oggetto è: cosa succede quando si esercita un tipo di controllo su ciò che la gente può o non  può leggere.

Chi sono i sensitivity readers

Un lettore sensibile è qualcuno che viene assunto per leggere e valutare un manoscritto con in mente un particolare problema di rappresentazione, di cui ha esperienza personale. L’autore di solito non appartiene a quel gruppo emarginato o non ha esperienza diretta dell’argomento di cui sta scrivendo, quindi viene assunto un lettore sensibile per valutare in questo senso il libro.

In sostanza:

I sensitivity readers aiutano ad eliminare stereotipi, pregiudizi, contenuti potenzialmente dannosi e informazioni false o inesattezze. 

Il valore dei sensitivity readers

La lettura sensibile e altre pratiche come l’uso di un linguaggio inclusivo stanno diventando sempre più importanti nell’editoria.

Il loro ruolo è quello di valorizzare il libro guidandolo verso una migliore rappresentazione, istruendo l’autore/editore lungo il percorso. La diversità nei libri è senza dubbio importante, ma è altrettanto importante che libri diversi ritraggano tutto ciò di cui stanno scrivendo in modo accurato e senza perpetuare stereotipi.

Questo non vuol dire che gli autori di gruppi emarginati, o quelli che scrivono pensando alle proprie circostanze, non abbiano bisogno di sensitivity readers. Non esistono due persone che vivranno le stesse esperienze, quindi un autore che scrive pensando a se stesso potrebbe comunque cercare lettori aggiuntivi per prendere in considerazione una serie di punti di vista.

Gli argomenti che la lettura di sensibilità può coprire sono ampi. Possono includere etnia e gruppo razziale, ma anche sessualità, genere, salute fisica e mentale, disabilità, classe sociale e così via.

Un sensitivity readers non si diventa, si è. O hai la sensibilità o non ce l’hai: è questa la consulenza e il valore aggiunto all’interno della catena editoriale.

Sensitivity readers: in cosa consiste.

Un lettore sensibile esamina un manoscritto con occhio critico e fornisce un feedback editoriale sull’argomento per cui sta leggendo. Di solito è sotto forma di una lettera o di una relazione. 

Sebbene i lettori sensibili non modifichino direttamente un libro, passano in rassegna i fatti presenti nel manoscritto, controllano ed evidenziano parole e termini imprecisi o dannosi. I sensitivity readers ascoltano le voci dei personaggi che sono lontano dall’esperienza diretta di chi scrive e intervengono per essere certi di rendergli giustizia all’interno del racconto.

Alla fine però sono sempre gli editori e gli autori che decidono se e quanto inserire quello che è stato consigliato dai sensitivity readers

Insomma una figura editoriale moderna, nata per diffondere un linguaggio e una cultura inclusiva.

“Hurrà ai sensitivity readers!”

E se ora vi dicessi che, stando ai parametri dei sensitivity readers, negli Stati Uniti il libro da cui è tratto il film pluripremiato “Via col Vento”, è considerato un libro da mettere al bando?

Sensitivity readers: il dibattito aperto.

Il caso Via col vento. 

Il libro da cui è tratto l’omonimo film, porta alla luce un’epoca in cui dominavano razzismo e classismo. Questo tipo di società fa da sfondo a tutte le storie e i personaggi che si susseguono nel romanzo. Non possiamo dire che ci sia una vera volontà di discriminazione nella narrazione, bensì i racconti dei fatti di un’epoca.

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Dall’altra parte però ci sono gruppi di persone che gridano alla divulgazione di stereotipi. La storia è raccontata unicamente dal punto di vista di una scrittrice americana bianca. È lo stesso punto di vista per tutti i personaggi.  

La comunità afroamericana, sebbene ricopra ruoli e personaggi importanti, non è realmente rappresentata. L’aspetto che si contesta è che il punto di vista afroamericano sia stato rimpiazzato spesso con stereotipi da uomo bianco. Quindi quanto c’è di vero nella narrazione?

Dall’altro lato se il libro fosse stato epurato da forme, linguaggi e personaggi così come sono arrivati a noi, avrebbe avuto la stessa efficacia nel farci saltare subito all’occhio che quella società era fondata su basi discriminatorie che non portano a nulla di buono?

Credits: Wired.it

La capanna dello zio Tom

Un altro libro finito sotto accusa è “La capanna dello zio Tom”. Chi lo difende rivendica il fatto che la scrittrice credeva che gli americani avessero bisogno di ascoltare l’umanità degli schiavi e la disumanità del sistema che li teneva in quella condizione. Un politicamente corretto troppo estremo, avrebbe saputo raccontare con la stessa enfasi la morale di questo libro?

Chi teme i sensitivity readers ha paura che la letteratura venga appiattita, che venga standardizzata tanto nella lingua quanto nella storia, quando invece la realtà è tutto fuorché standard.

Conclusioni

Sappiamo che è sbagliato quando i poteri in carica cercano di controllare ciò che la gente può leggere. Non sappiamo ancora cosa accade quando le persone stesse cercano di censurarsi, quando diventano eccessivamente protettivi nei confronti dei sentimenti degli altri. 

Fino a che punto il linguaggio inclusivo e il politicamente corretto possono spingersi per essere davvero efficaci?

E con questo ho finito. Ora tacca a voi. 

Che cosa dice il vostro spirito critico? Ora che sapete che esistono i sensitivity readers e l’impatto che potrebbero avere sui vostri prossimi libri da comodino, qual è il vostro pensiero al riguardo?

Il dibattito è aperto.

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